Argomenti

Post-ino

Le nostre foto

Archivio

Mesi precedenti:
8
gen2009

Email, non facciamoci del male

di Francesca Fabbri

Email, non facciamoci del male

Girando per blog e newsletter ho notato un post di Seth Godin, disarmante per la sua semplicità. L’argomento è dei più banali, e riguarda una presenza quotidiana, un’amica-nemica di cui non possiamo più fare a meno, un oggetto il cui uso è diventato schiacciante e inconsapevole bisogno, come il respiro: l’email.

Per quel che mi riguarda, i 14 mesi trascorsi in azienda hanno generato migliaia di email nella “Posta in arrivo”, la maggior parte delle quali scritte in modo alquanto discutibile: dal tono agli errori di battitura – e fin qui vabbè, capita a tutti -, dalle intestazioni inesistenti a quelle fiorite e farcite – ma come si fa a cominciare con un “gent.mo egregio collega”?-, dalla sintassi più improbabile alla totale incomprensione linguistica – a cosa serve una mail di 5 righe se poi devo perdere 10 minuti per tentare di capirci qualcosa??

Seth Godin ha pubblicato una Email checklist in 36 punti. Segnalata dal blog di Luisa Carrada e tradotta in italiano da Gabriele Balducci, voglio unirmi a questo passaparola e riprendere qui i 5 punti che mi sembrano più interessanti:

13. Sono arrabbiato mentre scrivo? Se è così, salvo la mail nelle bozze e la riprendo dopo un’ora. Indicazione da seguire soprattutto nel caso in cui la rabbia e la tensione nascano da una mail alla quale dobbiamo rispondere. Soprattutto se, mentre scriviamo l’email di risposta, il sotto-pensiero è “adesso gliela faccio vedere io”.

14. Potrei risolvere tutto in maniera migliore con una telefonata? Si eviterebbe così la creazione di catene interminabili di email e fraintendimenti. Nota bene: in azienda spesso e purtroppo si crea un meccanismo perverso del tipo “verba volant, scripta manent. Scrivo tutto e lo dico a tutti, mettendo in cc pure l’amministratore delegato, il direttore generale e la segretaria. Tiè“.

15. Ho messo il capo in copia carbone nascosta? Se è così, che succederà se gli altri riceventi lo scopriranno? A me è successo, e credetemi: è stato un disastro. La mia collega non mi ha rivolto la parola per mesi.

21. Posso accorciare questa mail? La disponibilità del ricevente a leggere la tua email è direttamente proporzionale al numero di righe che compaiono nell’anteprima. Se sono tante, avrai già irritato il lettore. Se sono troppe, la conseguenza più drammatica è che la tua email non verrà letta. L’esatto contrario di quello che avresti voluto.

36 Se dovessi spendere 42 centesimi per mandare questa mail, lo farei? Se non sei pronto a farlo, vuol dire che la tua mail è inutile, fa perdere tempo a te e a chi la riceve. Quindi: o quella persona non ti interessa (ma allora, perché dovresti mandarle una mail?) oppure, se ti interessa, prova a chiederti: che cosa penserà di me?


 

ARGOMENTO: Contenuti | TAG:
Abbiamo parlato di: Gabriele Balducci, Luisa Carrada, Seth Godin

Invia a un amico | Permalink | Commenti (0) |

Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:

On collaboration: interview with Luis Suarez (first part)

Enterprise 2.0: la mail resiste!

Piccoli testi tutt’altro che facili

Caro, vecchio e-mail marketing

Storia e analisi della Mail Italiana Contemporanea (vol. 1)

Scrivi un commento




Su questo blog

 

Post-ino

Piccola grammatica da ufficio: gli accenti

Qualcuno in ufficio mi chiede spesso dove mettere o non mettere l’accento - difficile dire chi possa essere… il laureato in matematica o la dottoressa in linguistica? mah…

Ho già scritto una “Nota” sulla nostra pagina Facebook, ma ho pensato che sarebbe stato utile pubblicare anche un Post-ino più esteso sul blog.

Le parole […]