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Opportunità in 140 caratteri
di Roberto Cobianchi
Il fenomeno del micro-sharing dei contenuti sta avendo in quest’ultimo periodo un boom forse inatteso. Chiamato anche “micro-blogging”, vede il suo massimo esponente in Twitter, l’applicazione web con la quale migliaia di persone in tutto il mondo si scambiano messaggi non più lunghi di 140 caratteri, per aggiornarsi un po’ su tutto. I messaggi vanno da “Good morning twitters” a “I need to find a designer, who can match my twitter background to the colours I use on my blog. I’m hopeless with photoshop”.
Sempre più le persone usano questo strumento per “raccontarsi cose”, e sempre più le imprese cercano di scoprirne un utilizzo efficace in due direzioni: la promozione di marchi, prodotti e servizi, e la collaborazione tra i dipendenti. Quali opportunità si nascondono in 140 caratteri?
E’ vero che i tweets , così si chiamano i messaggini, non sono sempre densi di significato: che utilità ha sapere che qualcuno è a sedere in pizzeria da 30 minuti e non lo hanno ancora servito? Praticamente nessuna, ma i messaggi non sono tutti così: negli ultimi mesi per esempio trovo segnalazioni su post, prodotti, siti, persone, e sempre più spesso sono indicazioni di rilievo.
Il fenomeno è interessante al punto che, da un lato, fioriscono tool per rendere più produttivo l’uso di Twitter, e dall’altro nascono applicazioni similari, sia per uso pubblico che per uso riservato in ambito aziendale.
Il primo tipo di utilizzo è, come sempre accade per qualunque tipo di soluzione internet, quello più investigato: Brian Solis ha pubblicato una lista di strumenti agganciati a Twitter per monitorare le discussioni, le parole chiave utilizzate e per espandere il proprio network; Darren Rowse fornisce suggerimenti per l’uso di Twitter, mentre il nostro Tommaso Sorchiotti ha aperto un blog dedicato proprio al microblogging.
Il secondo utilizzo, quello interno alle organizzazioni, è come al solito meno indagato, attira meno interessi, è meno documentato – anche perché la necessità di giustificare l’investimento si scontra con la difficoltà a modificare il comportamento delle persone.
Infatti mentre la capacità di rischio nell’uso di strumenti innovativi per la promozione esterna è inversamente proporzionale al costo da sostenere, e nel caso di Twitter i costi sono quasi a zero, quando si tratta di innovazione interna la capacità di rischio è direttamente proporzionale alla disponibilità del management ad intervenire sulle abitudini delle persone, e quindi il percorso è subito in salita anche se i costi sono quasi nulli.
Dicevo, il “fronte interno” è meno investigato ma già ci sono interessanti approfondimenti: Jevon MacDonald, Joab Jackson, Enterprise2Open.
E a proposito di efficacia del microsharing per il marketing, ho appreso da un tweet di Laura Fitton che Pistachio, società di consulenza sul microsharing, ha rilasciato un report di comparazione tra 19 applicazioni di microsharing, compreso Twitter e Yammer, di cui ho parlato in settembre.
In sostanza, l’utilizzo di strumenti di microsharing sembra promettere grandi cose. Anche dentro le strutture organizzative delle aziende, sperando che in questo caso i tweets siano più interessanti di un “ciao miriam, buon viaggio” oppure “consegna l’auto x il tagliando e aspetta il servizio taxi“.
Pubblicato su Intranetlife il 10 novembre 2008
ARGOMENTO: Web | TAG: marketing, microsharing
Abbiamo parlato di: Brian Solis, Darren Rowse, Enterprise2Open, Jevon MacDonald, Joab Jackson, Laura Fitton, Pistachio, Tommaso Sorchiotti, Twitter, Yammer
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