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feb2009
Investi bene, investi wiki
di Roberto Cobianchi
In un periodo in cui si parla tanto di microblogging, e in particolare di Twitter, oppure di social network, e in particolare di Facebook, o ancora di Enterprise 2.0, io riprendo il tema del wiki.
Non è un argomento molto presente nei blog nostrani, almeno in quelli che seguo con maggiore assiduità, eppure il wiki rappresenta un’opportunità strabiliante per le imprese.
Riprendo quindi questo filo del discorso esprimendo il mio pensiero in modo diretto: se un’azienda oggi volesse/potesse investire tempo e denaro nell’implementazione di soluzioni tecnologiche per favorire il lavoro collaborativo, lo scambio di informazioni, la gestione di processi operativi con l’obiettivo di averne un beneficio in termini economici, oggi dovrebbe dedicare queste risorse all’introduzione di soluzioni wiki piuttosto che percorrere altre strade più “di moda”.
Con riferimento al mondo interno dell’impresa, quello fatto dalle persone che vi lavorano, dalle scadenze di consegna, dalle informazioni e dai dati che non si trovano mai, dai clienti che segnalano problemi e dai fornitori che ne creano, penso che oggi, più che avventurarsi in esperimenti sociali o di microblogging, un’azienda dovrebbe perseguire con decisione la strada della costruzione condivisa della conoscenza.
Oggi non abbiamo ancora l’esperienza, il vissuto, la mentalità per far sì che certe esperienze di successo sul web non si traducano appena in “chiacchiere da bar” o “appunti da caro diario”. Non credo sia una visione pessimistica: le aziende sono più pronte ad affrontare esperienze e strumenti innovativi quando si tratta di confrontarsi con i pubblici esterni, e il pubblico stesso è più pronto a reagire in maniera costruttiva. Ma quando si tratta di affrontare il pubblico interno le cose cambiano e il pubblico stesso è diverso, numericamente e come “disponibilità” a coinvolgersi.
E’ evidente che un utilizzo base di Facebook può avvenire a costo zero. Un’azienda può creare una pagina aziendale, chiedere ai dipendenti di diventarne fan, descrivere in poche righe il profilo aziendale, pubblicare due eventi e lasciare che gli utenti facciano il resto. Tutto questo è gratuito. Ritorni? Possiamo dire pressoché nulli?
Per ritorni più sostanziosi occorre investire. Non tanto nella piattaforma, a meno di non sviluppare tool specifici, quanto piuttosto nella comunicazione interna e nella costruzione / gestione di contesti d’uso efficaci per un ritorno nel business o nel miglioramento del tessuto organizzativo.
Anche l’utilizzo di strumenti di microblogging tra persone legate dall’appartenenza alla stessa organizzazione può avvenire a costi irrisori. Twitter è gratuito, e in più ha oggi una costellazione di strumenti di terze parti che lo stanno trasformando in un micro-mondo, in un ecosistema vero e proprio. Yammer ha un fee d’uso solo per alcune funzioni avanzate di amministrazione. Anche in questi casi il costo non nasce dallo strumento ma dal percorso di adozione nell’impresa. E anche qui i ritorni sono tutti da verificare.
Diverso è il discorso per il wiki. Pur avendo anche qui soluzioni gratuite o a poche centinaia di euro e pur essendo il percorso di adozione lungo e articolato, i benefici che se ne possono ottenere sono di molto superiori a quelli di qualunque strumento social o blogging.
La scommessa che si gioca nell’intraprendere la strada del wiki è quella di convertire i contenuti in conoscenza, organizzarla, creare le connessioni, analizzarla e condividerla per ottenere i risultati. Questo è un terreno di gioco importante sul quale vale la pena misurarsi.
Il percorso di adozione può essere lungo, di sicuro non è immediato, ma connettere le persone sui contenuti, attraverso i contenuti o, meglio, attraverso la conoscenza che chi più chi meno detiene e può trasmettere ad altri per riceverla indietro potenziata, è un beneficio di molto superiore a quello che si può ottenere pensando di connettere le persone sulle chiacchiere.
Concludo segnalando il video integrale di un “webinario” organizzato da GroupSwim sul tema “Improve Business Productivity Using Wikis Favorite” con Stewart Mader, autore di Wikipatterns. E’ un po’ lungo ma, credetemi, ne vale la pena.
Pubblicato su Intranetlife il 27 ottobre 2008
ARGOMENTO: Intranet | TAG: wiki
Abbiamo parlato di: Facebook, GroupSwim, Stewart Mader, Twitter, Yammer
Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:
Enterprise 2.0: la mail resiste!
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Twitter #worldcup: Italia-Slovacchia in 44 tweet
Ieri, dopo i primi venti minuti di partita (noi mimuli l’abbiamo vista in ufficio in streaming sul sito della RAI), ci siamo accorti che stava succedendo qualcosa di molto divertente. Non sul campo sudafricano, ma su Twitter, dove molti dei nostri contatti si stavano scatenando con battute esilaranti.
E mi è venuta un’idea: raccogliere in un file quelli che ci hanno […]
















Cyanto, 13 febbraio 2009
Io non perderei di vista la contestualizzazione dello strumento wiki. Sicuramente l’approccio “encilopedico” cioè sto cercando delle informazioni relative ad un concetto/oggetto, potrebbe limitarne l’impiego nello sharing e nella connessione in quanto presuppone che vi sia una conoscenza pregressa o che almeno l’oggetto di condivisione sia noto.
In alcuni casi avere delle forme di esposizione della conoscenza più strutturate potrebbe essere per una azienda più efficace.
Inoltre inserire alcuni strumenti in azienda non sognifica che tutto il pubblico aziendale li adotti al 100% a meno di non usare dei metodi coercitivi. In quei contesti illuminati dove questo non succede una piccola componente sociale dello strumento potrebbe sviare dalle finalità di creazione&conservazione/condivisione della conoscenza ma potrebbe anche afevolare la partecipazione delle persone.
un interessante link: http://enterprise2forum.it/cms/pages/home-it/presentazioni-e-video.php
Complimenti per l’articolo, un ottimo spunyo di riflessione.
Roberto Cobianchi, 26 febbraio 2009
Concordo con te. In effetti l’approccio enciclopedico ha funzionato con Wikipedia, ma non è scontato che possa funzionare sempre.
Tanto più, come dici, in azienda: occorre un approccio strutturato e su un dominio di conoscenza condiviso. E’ necessario che le persone lo trovino interessante e utile per sé: i metodi coercitivi possono aiutare la prima spinta, poi però occorre l’interesse.
Ciao a presto-