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feb2009
Comunicare. Cioè, farsi capire
di Francesca Fabbri
In queste ultime settimane sono stata occupata principalmente su due fronti: uno interno (l’allestimento e la stesura dei testi di questo sito) e uno esterno (la redazione dei testi “istituzionali” per il sito di un’azienda, di cui ho parlato in questo post pubblicato su Intranetlife).
“Lavorare” su di noi (descrivere mimulus) mi ha confermato una percezione che avevo già: è molto difficile descriversi. Perché è difficile porsi alla distanza critica necessaria, quella che ti permette di vedere il disegno nel suo insieme. E anche perché ci sono aspetti del nostro lavoro diventati ormai impliciti e totalmente assimilati, su cui si rischia di sorvolare perché “tanto lo capiscono, che è così”. E invece no, il più delle volte il non-detto non viene percepito né, a maggior ragione, compreso.
Potrebbe capitare anche a te di dover descrivere qualcosa del tuo lavoro o della tua azienda - per un sito o una brochure, in una mail o anche in un racconto a voce.
E allora ecco qualche breve considerazione che ho tratto, sotto forma di piccolo “Pentalogo” (assolutamente provvisorio e incompleto):
- assumere il punto di vista delle persone a cui ci rivolgiamo (un prospect, un cliente già acquisito, l’universo mondo…): cosa vorrebbero sapere? Comprenderebbero cosa significa per me questa parola? Qual è il punto su cui posso “colpirli” e attrarre la loro attenzione?
- considerare tutte le “categorie” di persone che potrebbero leggere o ascoltare il nostro racconto: sono solo tecnici di settore? Sono persone completamente a digiuno dell’argomento? Cosa posso dire perché mi capiscano il nonno, la mamma, mio fratello e anche mio nipote di 10 anni?
- abbandonare le parole “solite”: sono noiose, e spesso per altri indecifrabili. Non puoi dare per scontato che, se dici “strategia bottom-up”, la gente capisca al volo di cosa stai parlando. Dovresti considerare tutte le alternative, e scegliere la più semplice e immediata (sempre che il tuo obiettivo sia che gli altri comprendano ciò che stai dicendo…). “Soluzione applicativa custom su piattaforma web” è una frase da tecnico costruita con parole opache; meglio dire “software fatto su misura per te a cui puoi accedere dal web”.
- non farsi prendere dall’ansia di dire tutto: se lo fai, l’unica garanzia che posso darti è che non ti ascolteranno o non ti leggeranno. La nostra attenzione non riesce a registrare e a dare il giusto valore a troppe informazioni contemporaneamente. Meglio puntare su due o tre aspetti, e approfondire quelli. Vedrai che, se mi interessa, sarò io a chiederti di più
- tagliare, tagliare…: togli le parole di troppo, gli avverbi banali o altisonanti, le ripetizioni, le premesse inutili, le nominalizzazioni del tipo “effettuare una verifica” (meglio “verificare”)… Quindi, se l’hai detta in dieci parole potendola dire in cinque, hai già capito cosa dovresti fare.
In generale, un occhio esterno alla tua realtà aiuta molto, perché potrebbe capirti e comprenderti molto meglio di quanto fai tu. Anche noi, dopo aver messo on-line questo sito, abbiamo fatto modifiche ai testi sulla base di osservazioni fatte da alcuni amici.
Quindi, se vuoi essere veramente efficace (e se puoi permettertelo), ti consiglio di rivolgerti a un copywriter. Anzi, potresti rivolgerti a me: francesca.fabbri[at]mimulus.it.
ARGOMENTO: Contenuti | TAG: marketing, webwriting
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“Scrivere 2.0″: intervista a Luca Lorenzetti
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