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feb2009

Social Network rivoluzionario

di Francesca Fabbri

Social Network rivoluzionario

Voglio agganciarmi all’ultimo post di Roberto, in cui diceva che “il web 2.0 e i media sociali non sono appena strumenti “divertenti” o “di moda” [...]. Ma forse siamo troppo imbottiti di Facebook, o, meglio, di come ce lo raccontano i media tradizionali per ritenere che ci siano delle reali opportunità”.

Partiamo dal presupposto che l’informazione, in Italia, non è del tutto democratica; del web, ad esempio, spesso sottolinea gli aspetti “negativi”. I principali telegiornali e quotidiani parlano di internet a proposito di pedofili, di nuove forme di razzismo, di sgarri tra ex-fidanzati con pubblicazione on-line di foto osé, di distrazioni per i dipendenti dediti all’uso dei social network, di rischio di individualismo, di party promossi da utenti di Facebook con sbronze collettive… Beh, c’è poco da dire: è tutto vero.

Ma ci sono anche esperienze positive, in cui emerge tutta la potenzialità “buona” della rete. O meglio in cui traspare come alcune persone – perché non bisogna dimenticarsi che ci sono sempre di mezzo le persone, con la loro libertà e le loro responsabilità -  sono in grado di sfruttare i benefici che internet può portare. Per trovare qualche esempio di questo tipo bisogna saper cercare tra le fonti giuste: una mi è appena capitata tra le mani, ed è il primo numero della versione italiana di “Wired – storie idee e persone che cambiano il mondo” (consiglio caldamente di abbonarsi! Molto interessante…).

In un articolo c’è di mezzo, guarda un po’, Facebook. Eh, già: ancora. Ma questa volta non per discutere della diffusione del razzismo, o della riservatezza dei dati, o del tempo che ci passiamo sopra.

Questa volta per raccontare di come alcuni ragazzi egiziani hanno lanciato sul social network un gruppo per promuovere un’azione di protesta contro il regime che governa l’Egitto da quasi trent’anni. Il movimento 6 aprile è nato così, su Facebook, e in poco tempo ha raccolto 70mila iscritti che si firmano “giovani che amano l’Egitto”.

Ovviamente, la dissidenza on-line ha attirato l’attenzione e la repressione governativa, che ha mosso però passi impacciati in un terreno completamente nuovo. Arrestando una delle fondatrici del gruppo, il governo l’ha trasformata in un’eroina e non è riuscito nell’intento di spaventare i simpatizzanti del movimento. Anzi: il loro numero è cresciuto.

Ecco, anche questo è Facebook, anche questo è web. Insieme a pedofili, razzisti, fannulloni, giovani sbandati, ci sono anche Ahmed Maher e i suoi amici che lottano per i diritti umani di un popolo sotto regime.


 

ARGOMENTO: Web | TAG:
Abbiamo parlato di: Ahmed Maher, Facebook, Wired

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Un commento



Che dire? Nulla di più vero!!!! La nostra stampa assieme ad un nutrito numero di opinionisti (che strano mestiere!) vede solo nero là dove c’é anche del bianco. Demoliamo anche laddove si potrebbe costruire. Domanda: non sarà che neghiamo ciò che in fondo non conosciamo? E’ sempre la via più breve …

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