5
mar2009

Immagina il tuo business e osserva il tuo competitor

di Francesca Fabbri

Immagina il tuo business e osserva il tuo competitor

In questi giorni sto facendo una cosa che mi piace molto, l’analisi dei competitor.

Ho un cliente, un’ipotesi di nuovo servizio da lanciare sul web e una vaga idea di come potrebbe essere realizzato. Cosa fare? Innanzitutto bisogna capire cosa c’è già sul mercato, se (e come) altri offrono lo stesso servizio, quali servizi analoghi o confinanti esistono, cosa potrebbe distinguere il mio cliente dagli altri, se esiste un “vuoto” dove potrebbe infilarsi con la sua offerta.

Sembra un’attività tutto sommato semplice e quasi “automatica” – si cerca, si naviga, si guarda, si legge, si registrano evidenze e impressioni. In realtà occorre indagare su come i concorrenti si raccontano, quali parole chiave usano, a chi si rivolgono; occorre anche identificare ricorrenze e segmentazioni. Fare tutto questo porta via tempo, ma ha diversi vantaggi: primo, fa venire le idee. Tante. Ovviamente la speranza è che, tra queste tante, ci sia anche quella giusta.

Secondo, evidenzia il grado di “saturazione” del mercato per quel tipo di offerta. Ad esempio: sapendo (come tutti sappiamo già) che esistono gli Internet Bookshop di Feltrinelli, IBS, DeaStore ecc., in quanti sarebbero pronti a realizzare un sito di e-commerce per libri & Co? Credo pochi (e danarosi!).

Per fare una buona analisi ci vuole molto tempo (per svolgere l’attività di ricerca) e tanta pazienza (per far sì che l’idea giusta emerga). E poi ci vuole ordine e razionalità, per presentare i risultati dell’indagine in modo sintetico e comprensibile al cliente.

Il punto chiave, che mi preme sottolineare qui, è che per fare una cosa, qualsiasi cosa, il metodo migliore è guardare - con tutta la semplicità che questa azione comporta - quello che già c’è, quello che già succede. E’ il primo passo perché quello che hai in mente di fare abbia una possibilità di successo. Ed è anche il punto di partenza delle più grandi scoperte e invenzioni. Tra l’altro, piuttosto che inventarsi certi obbrobri che si vedono sul web, basterebbe copiare qualcosa dai migliori (un contenuto, un servizio, una modalità di relazione online) per mettere in piedi qualcosa di decente e dignitoso.

Un altro aspetto fondamentale che emerge dall’analisi è il “come si promuovono”. Non basta andare sul web per dire: “ci sono anch’io”; occorre farsi trovare. Ma questo è un altro discorso, e ne parleremo un’altra volta (intanto, se vuoi, puoi leggere questo post di Andrea Moro).


 

ARGOMENTO: Web | TAG:
Abbiamo parlato di: Andrea Moro

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2 commenti


Grazie della referenza Francesca.


Prego! ;-) Interessante quello che scrivi e quello che fai. buon lavoro!

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