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mar2009

Social Network e Social Media: capiamoci!

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Abbiamo parlato di:Facebook, LinkedIn, Wikipedia


Social Network e Social Media: capiamoci!

Ogni periodo storico è caratterizzato dalle parole chiave che si usano con maggiore frequenza, o meglio, dalle parole che diventano “chiave”, a volte inspiegabilmente. Si tratta di quelle parole che non si può fare a meno di usare: o per parlarsi tra esperti, o per darsi un’aria di competenza, o per avere la sensazione di “essere nel giro” parlando lo stesso gergo.

A questo proposito, credo che l’ondata del termine “web 2.0″ stia passando; il periodo dell’“enterprise 2.0″ forse non c’è mai stato (è stata una promessa mancata, perché al fondo è troppo da specialisti); mentre questo è il periodo in cui le definizioni di social network e social media vanno per la maggiore, anche sull’onda del successo di Facebook, e si ritrovano dovunque, citate in qualunque contesto, a sproposito o a ragione.

Siccome il nostro tentativo, in mimulus, è di parlare ai non esperti, a quelli che non sono del “giro” e che capiscono poco o nulla del “gergo”, ho pensato di proporre qualche chiarimento.

Social network e social media a volte vengono tradotti in italiano con “reti sociali” e “media sociali”, ma si sente subito che non soddisfano l’orecchio e che non hanno appealing: a me, per esempio, sanno di “Centri Sociali” e preferisco la terminologia inglese.

Ora, secondo Wikipedia “Una rete sociale … consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari”, mentreSocial media è un termine generico che indica tecnologie e pratiche online che gli utenti adottano per condividere contenuti testuali, immagini, video e audio”.

Nella versione inglese di Wikipedia compare anche la definizione di Social network service, un “servizio focalizzato nella costruzione di community on-line di persone che condividono interessi e/o attività. Molti servizi di social network sono web-based [ossia accessibili attraverso un comune browser web] e forniscono ai loro utenti una serie di strumenti  per interagire”. Se cerchi Social Networking sempre su Wikipedia, vieni reindirizzato a quest’ultima voce.

Possiamo dunque fare una prima distinzione sintetica: un “social network” è una rete di persone, mentre un “social media” è uno strumento online. Potremmo definire il “social networking” come l’attività di mantenere i contatti all’interno di un social network, e un “social network service” come uno strumento che consente di fare social networking on-line.

Come sempre accade, alle definizioni formali – precise o imprecise che siano – fanno seguito una catena di interpretazioni che mirano di volta in volta a sottolineare un aspetto o un altro, in base alle necessità. Ecco allora alcune definizioni sulla differenza tra “social network” e “social media” raccolte da una recente discussione in uno dei gruppi di LinkedIn cui sono iscritto:

  1. i social network connettono le persone, i social media connettono i contenuti
  2. il social networking è un sottoinsieme dei social media. Il social network è un mezzo attraverso cui un’impresa attua una strategia di presenza sui social media
  3. il social networking riguarda le persone, i social media riguardano ciò che le persone pensano
  4. un social media è un qualunque strumento che consente la comunicazione o la condivisione tra due o più persone, mentre un social network è una rete che usa una combinazione di strumenti online di social media per connettere persone e creare gruppi.

L’ultima definizione, fuori elenco, è il frutto non di una discussione su LinkedIn ma di una chiacchierata in famiglia. Mio fratello propone: “nei social network uno scrive quello che gli pare; nei social media solo quello che pensa possa interessare gli altri”.

Concludo con un veloce accenno all’ambito di applicazione dei social network e dei social media: come ho già avuto modo di affermare, essi non sono nati con Facebook e non sono solo passatempi per ritrovare i vecchi compagni di scuola. Trovano applicazione anche all’interno delle organizzazioni, e spesso con risultati molto premianti per chi persegue l’obiettivo con costanza.


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09/03/2009 | Invia a un amico | Permalink | Commenti (4) |

4 commenti


Tutto corretto. Segnalo una tendenza delle aziende, e mi riferisco in particolare a quelle editoriali. Consiste nell’evitare di proporre i contenuti della carta stampata su internet e nel tentativo di trasferire i contenuti di internet nella carta. I motivi sono diversi. Ne cito solo alcuni. Il primo fondamentale motivo è che il contratto dei giornalisti è ancora ritagliato su misura per quelli che scrivono sulla carta e non sul web, per cui un dipendente di un’azienda editoriale con contratto da giornalista può rifiutarsi di scrivere sul web ma non opporsi al fatto che i contenuti che ha scritto per la carta stampata vengano pubblicati sul web. Questo, però, significa per l’azienda a cedere una parte del valore del contenuto. Ai grandi siti questo importa poco perchè i lettori del web sono superiori ai lettori della carta, a tutti gli altri editori cartacei importa, invece molto. Il secondo motivo è che i contenuti del web sono spesso più interessanti dei contenuti di molti giornali. Io trovo assai più istruttivo legger certi blog che certi quotidiani, anche nazionali, che non sembrano essere tagliati su misura del lettore. Quindi credo che il tentativo delle case editrici sarà quello di tentare di trasferire i contenuti del web sulla carta. Una bella commistione di generi che apre prospettive interessantissime. Basta leggere “L’ultima copia del New York Times” per rendersene conto. Mi fermo qui perché il tema è amplissimo. Segnalo solo che attualmente la riflessione delle case editrici (e non solo loro) non è più: ok, tutto bello, molto interessante, ma dove guadagno? ma piuttosto è diventata: ok, tutto bello molto interessante, ma dove risparmio? Da qui la domanda-corollario: ok, tutto bello, molto interessante, ma come posso usare internet per risparmiare? Idee?


Sulla prima questione, cioè quella relativa al cedere parte del valore del contenuto, penso che al fondo il valore vero non è nel contenuto che scrivi ma nelle relazioni che crei grazie a quel contenuto.
Sulla seconda, penso che gli editori che tenteranno di trasferire i contenuti del web sulla carta avranno vita breve e molto sofferta: in una parola, saranno sconfitti.
Mentre per rispondere alla domanda finale, ti rimando a questo link 10 Ways Newspapers are Using Social Media to Save the Industry


potete indicarmi il nome del gruppo su linkedin che viene menzionato nel post? vi ringrazio anticipatamente, Simone


Se non ricordo male il gruppo LinkedIn citato nell’articolo è “Social Media Today”.
Grazie. A presto

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