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Ti racconto una storia
di Francesca Fabbri
Sto osservando una tribù. Cerco di conoscerla e di capire cosa fa, come lo fa, perché lo fa.
Non solo: mi sono presa l’impegno di raccontarla agli “altri”. A chi sta fuori dalla tribù e non la conosce – ma in fondo anche a chi sta dentro, e ha bisogno di uno sguardo esterno per conoscersi meglio o di più.
Ma anche questo non è abbastanza, perché per raccontare la storia e la vita di questa tribù devo rispettare dei vincoli: quelli imposti dal web writing.
Ok, fine della metafora. Sto scrivendo i testi per il sito di un’azienda – tra marketing e comunicazione. E la posizione in cui mi trovo è vertiginosa, perché devo continuamente scegliere una strada tra le tante percorribili.
All’inizio di questo lavoro mi sono posta innanzitutto il problema di COME parlare: quale tono usare, quale stile, quali parole… Ne è nata una reazione a catena: scendendo nei particolari, che tipo di frasi dovrei usare? Scendendo ancor di più, quali parole? Ogni singola parola mi viene incontro insieme a tutte le sue possibili alternative: sinonimi, perifrasi…
Grazie alla lettura di un post di Chris Brogan, “Stories you can tell”, mi sono resa conto che è altrettanto importante (se non di più) COSA dire.
Siamo sempre più pieni di frasi, parole, testi; ronzio. Nella maggior parte dei casi quando si parla di marketing aziendale leggiamo sempre le stesse cose. Ogni azienda è leader, ogni prodotto è il migliore, ogni servizio è il più vantaggioso.
Maurizio Crippa, sul blog Il Mestiere di scrivere, fa una bella carrellata di “aziendalese”. Scelgo liberamente dall’elenco che Crippa propone:
- consulenza a tutto campo
- aggiornato in tempo reale
- valenza strategica
- monitorare
- valore aggiunto
- supportare
- finalizzare
- impatto
- approcciare.
Ti sembra di aver già sentito frasi di questo tipo? Personalmente, dopo aver letto testi “istituzionali” che descrivono in aziendalese un’organizzazione e i suoi servizi, a me non resta nulla.
Chris Brogan suggerisce di cambiare metodo. Di raccontare storie. Di diventare storyteller.
“Talk about the people. Who drives a Flex?
Talk about success. Who used Pro V1 balls to change their game?
Talk about change. Did Pepsi help a community with an important project?”
Raccontare storie vuol dire “Giving your ideas handles”, che significa “that you create a small story that’s easy to understand, with a clear point, and an understandable value transfer. It’s brief, and snackable, and people can use it in different contexts”. Raccontare storie semplici che le persone possono ricordare e portare con sé.
Bella sfida. Mo’ ci provo.
Pubblicato su Intranetlife il 22 gennaio 2009
ARGOMENTO: Contenuti | TAG: marketing, webwriting
Abbiamo parlato di: Chris Brogan
Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:
La tecnologia? Una nuova forma di comunicazione
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