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Encarta si ritira, Wikipedia (come sempre) avanza

Ok, non è uno scoop; già da qualche giorno rimbalza la notizia della chiusura di Encarta da parte di Microsoft; tuttavia l’episodio lascia spazio ad alcune considerazioni generali. Ma procediamo con ordine.

Per chi non ha ben presente di chi stiamo parlando e di cosa sia successo, ecco un brevissimo riassunto/confronto tra le due enciclopedie più famose del web, Encarta e Wikipedia.

Encarta e Wikipedia, il confronto

Microsoft ha lanciato Encarta, la sua enciclopedia multimediale, nel 1993: prima su CD, poi su DVD, infine sul web. La maggior parte dei contenuti on-line sono a pagamento (di gratuito ci sono solo alcuni estratti) e le modifiche alle singole voci vengono decise dagli editori.

Wikipedia, invece, nasce nel 2001 come enciclopedia libera on-line, è caratterizzata da una redazione aperta e collaborativa ed è continuamente aggiornata dagli utenti (puoi farlo anche tu, in questo preciso istante).

Senza voler entrare nell’eterna discussione sulla differenza di affidabilità e di autorevolezza dei due strumenti, ecco alcuni dati “incrociati”, risalenti più o meno al 2008, sulla base di quanto dichiarato dai rispettivi siti:

  • lingue: Encarta 8, Wikipedia circa 250 (di cui 180 attive)
  • voci: Encarta 60 mila, Wikipedia più di 10 milioni
  • voci in inglese: Encarta 42 mila, Wikipedia 2,7 milioni (fonte: LaStampa.it).

Encarta chiuderà a ottobre 2009

Il 31 marzo Microsoft ha annunciato la chiusura della sua enciclopedia on-line: la “spina” verrà staccata il 31 ottobre 2009 (solo per il Giappone sono previsti due mesi in più di vita). L’annuncio avviene in questi termini:

the category of traditional encyclopedias and reference material has changed. People today seek and consume information in considerably different ways than in years past.

“Oggi le persone cercano le informazioni in modo diverso: ma basta questo per spiegare le ragioni di una morte così spettacolare?

La fine del modello a pagamento?

Quando anni fa sono capitata sulle pagine di Encarta on-line e ho capito che era a pagamento, ci ho messo una bella X sopra. Qualcosa dentro di me diceva: “a pagamento = non ti voglio, anche perché ho buone possibilità di trovare ciò di cui ho bisogno altrove e a gratis”. Mi fa tanta impressione venire a sapere solo oggi, proprio nello stesso giorno in cui scopro che Encarta chiude, che l’abbonamento per l’Italia era di soli 2 euro all’anno. Due caffè a Bologna, tre caffè a Roma; praticamente nulla! Ma tant’è: a pagamento resta (restava), e il mio inconscio a quel tempo si è fermato a questa informazione, rifiutandosi di approfondire l’argomento.

Come molti hanno scritto, il modello delle enciclopedie è simile a quello dei quotidiani, ed è evidente che parecchie cose stiano cambiando. Ho già detto che il vecchio modello editoriale non funziona più, ma che ancora non è chiaro quale modello di business possa dimostrarsi vincente. Sicuramente la sospensione di Encarta on-line dovrebbe suonare come un avvertimento per chi pensa di trasferire su internet il giornalismo e l’editoria dietro un muro a pagamento.

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