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apr2009
Non il solito Case Study
di Francesca Fabbri
Penso che, per la comunicazione aziendale, scrivere un bel case study (o case history, se preferite) sia altrettanto importante che compilare dettagliate schede prodotto, se non di più.
In una scheda prodotto, come è ovvio, si descrive un prodotto: cosa fa, quali sono i suoi vantaggi rispetto alla concorrenza, quali sono le sue caratteristiche… Il pubblico a cui si rivolge è tendenzialmente molto specializzato, e sa bene di cosa si sta parlando.
Un case study, invece, è il racconto di come un prodotto si è calato nella realtà di un preciso cliente. E raccontando chi è il cliente, quale problema ha riscontrato e come è stato risolto attraverso quel prodotto, parla a tutti – anche perché dovrebbe abbandonare il “tecnicese” della scheda prodotto a favore di uno stile più narrativo.
L’esposizione di un caso specifico e concreto può essere molto convincente. E, proprio come ho già detto in questo post, spesso è meglio raccontare storie che riempirsi la bocca (e le pagine web) di parole ormai vuote, che non hanno in sé alcuna traccia di esperienza.
Ultimamente di case study ne ho letti parecchi. Anche se inconsapevolmente, li ho suddivisi in due categorie: i case study che riescono a fondere chiarezza di informazioni con una giusta dose di emotività, e quelli che, se anche non esistessero, sarebbe la stessa cosa.
Nella prima categoria ci sono sicuramente i case study di Cisco, azienda che si occupa principalmente di sistemi di rete.
Non so chi sia il loro copy, ma vorrei conoscerlo e fargli i complimenti di persona. Basta dare una scorsa ai titoli per rendere quelle poche pagine degne di essere ricordate:
- Cliente: Monastero di Bose. Titolo del case: L’innovazione è di regola
- Cliente: azienda vinicola Masi. Titolo del case: Per i vini italiani, solo tecnologia DOC
- Cliente: Yoox, portale di e-commerce in ambito fashion. Titolo del case: Nel business della moda la tecnologia non è solo un accessorio.
Anche la struttura interna dei case è curata, ottimizzata per ogni tipo di lettura. Se hai fretta, puoi leggere la colonna a sinistra, intitolata “In breve”, dove sono contenuti in modo sintetico ma esaustivo tutti i dati – saprai tutto quello che c’è da sapere. Se hai tempo, però, ti consiglio di leggere anche il testo centrale, per goderti il piacere della lettura. Niente fuffa, giusta dose di compiacimento: presentazione del cliente e delle sue attività, descrizione della soluzione adottata, benefici conseguenti. Se poi il caso ti interessa parecchio, alla fine del documento troverai link per approfondirlo. Il tutto confezionato in un pdf bello da leggere ma anche da guardare.
Se vuoi saperne di più sulla redazione di un case study, ti consiglio di leggere “Scrivere un case study” di Luisa Carrada e “Guida alla stesura di una Case History” di Xavier Debanne.
Pubblicato su Intranetlife il 29 gennaio 2009
ARGOMENTO: Contenuti | TAG: comunicazione, copywriting, webwriting
Abbiamo parlato di: Cisco, Luisa Carrada, Monastero di Bose, Xavier Debanne, Yoox, azienda vinicola Masi
Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:
“Usabilità delle parole”: progettare messaggi dalla parte dell’utente
“Piacere, mi presento”: la pagina About di un sito web
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Massimo, 6 febbraio 2010
Concordo pienamente con quello che dici sui case e conosco la persona che scrive i case Cisco (da anni): si chiama Roberto e opera in http://www.primapagina.it. E si diverte a farli, anche se e’ lavoro. L’idea e’ proprio quella: il prodotto in azione e’ decisamente piu’ interessante e comprensibile di quello descritto nel crudo elenco delle funzionalita’, e la scrittura deve essere quella di un bravo copy, ma anche di uno a cui interessa quello che descrive
Francesca Fabbri, 8 febbraio 2010
Ciao Massimo, grazie per la segnalazione! Andrò a dare una sbirciatina…
Ciao!