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apr2009
Che fine farà l’economia del gratis?
di Francesca Fabbri
Da circa una decina d’anni ci siamo abituati ad avere sul web molte cose gratis.
Quasi non ce ne rendiamo conto, tanto è diventato abituale, ma “l’economia online a prezzo zero” è una realtà: possiamo telefonare via Skype; abbiamo a disposizione spazi web dove poter caricare foto e video – Flickr, Youtube, Vimeo…; possiamo ascoltare le nostre canzoni preferite su Songza o su Pandora; possiamo consultare dizionari autorevoli ed enciclopedie online. Il tutto, gratis.
Ma come funziona? E con la crisi di mezzo, cosa succederà?
Come funziona è abbastanza semplice: pochi pagano per molti. Come metodo non è una novità. Pensa ai media: pochi pubblicitari pagano i contenuti che sono messi a disposizione dei consumatori gratuitamente. Lo stesso avviene per Google, Facebook e MySpace. Il tuo account gratuito è sostenuto economicamente dalle pubblicità che vedi intorno alla tua pagina (e su cui, molto probabilmente, non hai mai cliccato).
Un modello di business particolarmente interessante, nato proprio dal mondo digitale, è il cosiddetto “Freemium”: prevede una versione di base, gratuita per tutti gli utenti, supportata da una versione premium a pagamento. In questo modo il “gratuito” diventa una forma virale di marketing: consegna il prodotto a un numero notevole di persone (grazie anche al fatto di viaggiare sulla rete e non aver limiti di tempo e spazio), e ne converte poi una parte in clienti paganti.
Ad esempio, su Flickr tutti possono registrarsi gratuitamente, e avere a disposizione uno spazio (limitato) per le proprie foto (fino a un massimo di 100), e un numero (limitato) di set o raccolte in cui organizzarle. Una volta provato il servizio, per gli appassionati di fotografia sarà quasi inevitabile acquistare l’account pro, che annulla qualsiasi tipo di limitazione (di spazio, di numero di foto, di raccolte) e costa meno di 19 euro l’anno. Questi utenti (tra i quali ci siamo anche io e Roberto) permettono a tutti gli altri di esistere.
Rispondere alla seconda domanda – cosa succederà in questo tempo di crisi – è un po’ meno semplice.
Di sicuro, dal punto di vista del consumatore-utente dovrebbe andare ancora meglio. Non volendo spendere, tutto ciò che è gratis si diffonderà ancora di più – ad esempio le tecnologie open source e gli strumenti basati sul web come Google Docs.
Ma dal punto di vista delle aziende le cose si complicano parecchio. Prima di tutto, perché gli utenti si aspettano sempre di più di non pagare – e questo spiega in buona parte fenomeni come la chiusura di Microsoft Encarta e lo scarso successo degli abbonamenti per i quotidiani online. In secondo luogo, perché il business legato alla pubblicità ha qualche problema: sempre meno aziende sono disposte a sborsare soldi per farsi pubblicità, e l’uso di social network stile Facebook come piattaforme pubblicitarie non funziona.
Chris Anderson, che pubblicherà a breve un libro sull’economia del gratis, sostiene che in tempo di crisi il “costo zero” non dovrebbe avere problemi, soprattutto per il potere che esercita sulla mente dei consumatori. Ma gratis non è più abbastanza: deve andare a braccetto col signor Pagamento. “Gli imprenditori web di oggi non devono inventarsi solo prodotti che la gente ama, ma anche prodotti per cui la gente pagherà. Gratis sarà il prezzo migliore, ma non può essere l’unico” (tratto da Wired, aprile 2009, p. 27)
ARGOMENTO: Web | TAG: marketing, web strategy
Abbiamo parlato di: Youtube, Chris Anderson, Facebook, Flickr, Google, Google Docs, Microsoft Encarta, MySpace, Pandora, Skype, Songza, Vimeo, Wired
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laura v, 1 maggio 2009
post molto interessante!
tutto sta nel trovare il giusto equilibrio tra i pro e i free user…sarebbe ancora più interessante fare un paragone tra i diversi paesi…ho come l’impressione che l’Italia sia un pò furbastra, magari sbaglio??
giovanni, 7 maggio 2009
post veramente attuale, e coinvolgente. Nella mia scarna esperienza mi son trovato a dover prendere prodotti a pagamento per soddisfare delle richieste precise, e persino per rendere leggibili i miei files; inoltre c’è sempre la tentazione del software pirata. Mi chiedo se problemi come questi, soprattutto la pirateria e la difficoltà di combatterla, non centrino ancora, e di più con la diffusione del web, nella produzone soprattutto di software e nella decisione di rilasciare delle versioni grauite: forse anche questo rimarrà un incentivo al software gratuito?