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Marketing e web 2.0, questo matrimonio s’ha da fare

Negli anni Cinquanta mio nonno dipingeva enormi tele che pubblicizzavano alcune attività riminesi. Le tele poi  venivano arrotolate, appese davanti allo schermo dei cinema e srotolate durante la pausa tra il primo e il secondo tempo. A modo suo, mio nonno faceva del gran bel Marketing.

Ma cosa succede – o meglio, cosa dovrebbe succedere al marketing oggi? A Better Software ce lo ha raccontato Roberto Ghislandi, di web marketing garden.

Partiamo col presupposto che, da quando esiste internet, molte cose sono cambiate.

Multicanalità

Innanzitutto la multicanalità: se negli anni Sessanta un messaggio pubblicitario poteva viaggiare tra tv, radio e carta stampata, oggi esistono anche le mail, i blog, i video on-line, i podcast, i social network… solo per citarne alcuni.

Giusto:
usare i diversi canali con differenti declinazioni del messaggio (un caso di successo: la campagna di Obama – Wikipedia, Youtube, Facebook, Flickr oltre alla forte presenza sui siti dedicati alle minoranze).
Sbagliato: voler riprodurre lo stesso messaggio sui diversi canali (ad esempio una brochure cartacea caricata come pdf sul sito aziendale).

I destinatari della pubblicità sono cambiati

E’ cambiato anche il ruolo dei destinatari della pubblicità: da consumer a prosumer, ovvero consumatore-produttore. Il quale può comunicare con tantissime altre persone.

Giusto: dare l’opportunità di personalizzare prodotti e servizi. Otterrete clienti soddisfatti e fedelissimi (casi di successo: Nikeid.com, dove puoi disegnare la scarpa dei tuoi sogni per 140 dollari; Lego, che ha l’85% dei prodotti di mattoncini in scatola progettato dai consumatori).
Sbagliato: non ascoltare il consumatore. Le persone comunicano, e con la rete le informazioni viaggiano veloci e senza confini (guarda cos’è successo all’azienda produttrice di lucchetti Kriptonite).

Gli utenti sono soggetti attivi

Il web 2.0 ha trasformato gli utenti da fruitori di informazioni a soggetti attivi, che partecipano in prima persona alla generazione di informazioni. Le aziende che l’hanno capito hanno sfruttato a loro vantaggio il passaparola e la possibilità degli utenti di comunicare con tutti.

Giusto: riconoscere e favorire il ruolo di protagonista dell’utente (caso di successo: gli spot realizzati dagli utenti per la campagna marketing della FIAT Punto in Germania).
Sbagliato: sottovalutare la potenza del web 2.0 (ormai il caso Mosaico lo conoscono tutti).

Se fin qui l’argomento ti interessa, non voglio toglierti il piacere di approfondirlo. Ghislandi ha pubblicato su SlideShare una presentazione di oltre mille slide, la trovi qui sotto. Vale la pena sfogliarle, sia per il contenuto che per gli esempi citati. E anche ringraziarlo, per aver messo a disposizione di tutti un lavoro così interessante e impegnativo.

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