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Enterprise 2.0: ultimi aggiornamenti

“Considerare l’Enterprise 2.0 il futuro del business può essere ancora una esagerazione, ma non c’è dubbio che il vantaggio competitivo realizzato dai primi innovatori è solido e che ora finalmente ci stiamo muovendo verso un primo stadio di maturazione”. Questa è la prima conclusione del rapporto “Collaboration and Enterprise 2.0” Industry Watch 2009 pubblicato di recente dall’AIIM.

Nelle 19 pagine del rapporto sono riportate molte evidenze, tra cui ad esempio che solo il 17% delle imprese intervistate ancora non sa di cosa si stia parlando, e che gli investimenti delle imprese in queste tecnologie aumenteranno nei prossimi 12 mesi. Insieme a questi segnali “positivi”, ve ne sono altri un po’ oscuri.

Cosa significa “Enterprise 2.0”

Ma prima di proseguire, riprendiamo il significato del termine Enterprise 2.0.

Esso è riferito all’utilizzo di tecnologie Web 2.0 per il business:

  • dentro alle imprese, per favorire la collaborazione tra le persone, lo scambio e la condivisione delle informazioni
  • fuori dalle imprese, per stabilire relazioni con il mercato basate sulla conversazione tra persone piuttosto che sulla comunicazione commerciale e “markettara” tradizionale.

La spinta all’utilizzo di queste tecnologie, tra cui il blog, il bookmark sharing, l’RSS, il wiki, l’instant messaging dentro le imprese nasce innanzitutto dalla necessità/volontà di portare dentro le organizzazioni gli stessi benefici che le persone sperimentano tutti i giorni su internet e la stessa “esperienza d’uso” di semplicità, immediatezza e “gratificazione”.

Un cambiamento nelle persone e nei processi organizzativi

Che l’adozione sia legata alla gestione di processi interni all’organizzazione o alla vendita/promozione del marchio e dei prodotti sul mercato, in entrambi i casi, l’Enterprise 2.0 porta a un cambiamento nelle persone e nei processi organizzativi.

Infatti come accade su Flickr o Diigo, Facebook o LinkedIn, dove anche per un uso personale è opportuno adottare “comportamenti” e “tecniche” adeguati, pur semplici, così l’uso di questi stessi strumenti in chiave “business” richiede che vengano definiti e adottati metodi coerenti allo strumento, alla community che vi ruota intorno e agli obiettivi che l’impresa si prefigge.

Conoscenze condivise e collaborazione

E veniamo all’indicatore oscuro cui accennavo all’inizio del post. Il report dell’AIIM conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che il principale driver all’introduzione è il migliore utilizzo delle conoscenze condivise (circa il 60% dei rispondenti ha indicato questo fattore), seguito da una migliore collaborazione e dalla rapidità di comunicazione (circa il 50% dei rispondenti).

Il report conferma pure che il principale ostacolo è legato ancora a questioni culturali e di comprensione, seguite dal costo e dal ROI.

L’e-mail è ancora lo strumento di lavoro collaborativo più usato

Ma nonostante i principali driver per l’adozione siano legati a processi di relazione tra le persone, lo strumento di lavoro collaborativo sui documenti per eccellenza è ancora la mail! Come spiegarlo?

Credo esistano diverse possibili interpretazioni:

  1. le organizzazioni tendono a pensare che l’adozione dell’Enterprise 2.0 coincida con l’adozione di strumenti e non con un cambiamento dei comportamenti
  2. le organizzazioni tendono a pensare che, una volta adottato lo strumento, il cambiamento arrivi da sé
  3. le persone tendono ad adottare quelle tecnologie web 2.0 che richiedono poca fatica, come la messaggistica e l’audio-video conferencing. Non appena si richiede un po’ più di fatica, come per l’uso di strumenti di redazione collaborativa, si privilegia l’uso di strumenti già noti e (solo all’apparenza) più semplici
  4. la cultura organizzativa non è pronta per sostenere un cambiamento così importante.

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