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I Social Media e la nuova era della comunicazione

A un’azienda oggi non basta avere un bel sito, o finalmente rinunciare al flash-imperante-ovunque, o presentasi con un blog per essere “cool”.  Un’azienda è “cool” se entra nel vortice dei social media (intesi come strumenti online) per diffondere il brand e per creare/rafforzare il suo social network (inteso come rete di persone). E se lo fa bene.

Per chi produceva informazioni, in epoca “pre-media sociali” era tutto molto più semplice, bisogna dirlo. Pochi producevano le informazioni che moltissimi ricevevano, e la comunicazione:

  • avveniva sotto forma di linea retta
  • aveva un inizio e una fine
  • era caratterizzata da un movimento unidirezionale.

Ma ora qualcosa è cambiato.

Il nuovo elemento partecipativo

La rivoluzione è sotto i nostri occhi, e ci siamo talmente dentro che rischiamo di non comprenderne appieno la sua portata, quindi è meglio chiarirla subito: i social media hanno aggiunto l’elemento partecipativo al flusso della comunicazione.

Io non ricevo un’informazione, e basta; io prendo parte alla creazione e alla diffusione dei contenuti. Chi non ha mai commentato o condiviso su Facebook un video pubblicato da un amico? Ma fino a pochi mesi fa questo era un orizzonte culturale impensabile, almeno per la maggioranza delle persone.

Comunicazione: dal sistema verticale a quello orizzontale

Un esempio per tutti. Vi siete mai chiesti il criterio con cui si alternano i conduttori dei telegiornali? Io sì. Spesso mi sono chiesta come venisse scelto uno piuttosto che l’altro, e che fine facessero i defenestrati, e perché venissero sostituiti. Sta di fatto che io ho sempre subìto in modo passivo la scelta dei conduttori, per lo più ignara delle motivazioni che c’erano dietro.

Fino a quando Salvo Sottile ha aperto il suo profilo pubblico su Facebook (dove tra l’altro, secondo me, sta facendo un bel lavoro). E ha postato questo messaggio:

salvo-sottile2

E ha scatenato una piccola sommossa di agguerritissimi fan pronti a tutto pur di riaverlo sul piccolo schermo.

Non so come andrà a finire questa storia, e sono abbastanza certa che lo stesso Sottile non si aspettasse un tale clamore. Quel che è certo è che, in un qualsiasi altro momento precedente, tutto questo non sarebbe stato né possibile né pensabile. Forse la direzione del TG5 era impreparata e ha poco gradito le ingerenze di così tante persone comuni. Ma è il rischio che si corre in questa nuova era della comunicazione, dove i social media sono la nuova arena in cui misurarsi.

Un’azienda, nel momento in cui decide di comunicare se stessa o un proprio prodotto/servizio, non può più intraprendere la via univoca e unidirezionale di prima. Deve tenere conto, conoscere, monitorare e cercare in parte di dirigere le interazioni e gli sviluppi che si creano quando gli utenti condividono, commentano, ironizzano, partecipano ai contenuti.

E’ una complessità in più, certo; ma anche un valore molto più alto: coinvolgere maggiormente gli utenti sul canale (il web) attualmente più veloce e più affollato.

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