25
gen2010

E tu, di quale modello di intranet sei?

di Roberto Cobianchi

E tu, di quale modello di intranet sei?

In un post pubblicato sul mio blog quasi cinque anni fa, parlavo delle tre dimensioni dell’intranet e scrivevo che qualunque approccio focalizzato su una sola dimensione era una limitazione rispetto alle reali potenzialità dell’intranet.

Le tre dimensioni, scrivevo, sono lo scambio di informazioni, la gestione delle relazioni di lavoro e il supporto alle attività quotidiane.

Nel dettaglio:

  • lo scambio di informazioni è sempre stata la dimensione più semplice da affrontare: con un buon sistema di content management si potevano gestire dinamicamente i contenuti e distribuire i permessi di redazione e di pubblicazione
  • la gestione delle relazioni, invece, fino a non molto tempo fa è stata un po’ più ostica perché non esistevano strumenti adeguati che favorissero le relazioni trasversali tra le persone: oggi, con i nuovi software di social networking, le cose si sono fatte molto più semplici
  • il supporto alle attività quotidiane è ancora (e sarà sempre) un terreno accidentato, perché chiama in causa la possibilità di collegare i sistemi gestionali e l’ambiente tecnologico intranet, con tutte le problematiche di integrazione e di sicurezza che i tecnici IT conoscono.

La strategia sull’intranet dovrebbe essere quella di rispondere pienamente alle esigenze informative, relazionali e operative delle persone. Però - si sa - occorre tempo; la tecnologia non sempre consente di fare tutto quello che si vorrebbe (se non a costi importanti); serve tempo anche per far sì che la cultura organizzativa cambi, e non sempre le persone sono pronte ad acquisire i cambiamenti.

Fatto sta che l’accesso ai sistemi può assumere configurazioni differenti nel tempo - configurazioni che Jane McConnell classifica così.

FRAMMENTATA.
fragmented

L’utente ha diversi punti di accesso ed è costretto a inserire i suoi dati ogni volta che accede a un’applicazione. Non di rado capita che le credenziali di accesso siano diverse per ogni applicazione. (L’unica cosa sbagliata dello schema qui a fianco è il sorriso sulla faccia dell’utente).

IBRIDA.
hybrid

Aumenta il livello di integrazione a partire da altri ambienti intranet o simil-intranet, dedicati ad aree funzionali verticali. Inizia anche l’integrazione di alcuni processi del Personale: l’esempio classico è la gestione della richiesta ferie on-line. Restano fuori le applicazioni gestionali. (Ancora, il sorriso sulla faccia dell’utente è eccessivo, però non si può lamentare del tutto).

INTEGRATA.
unifiedL’intranet è l’unico punto di accesso integrato a informazioni, relazioni, attività. L’utente si collega all’intranet e da questa accede a tutte le applicazioni gestionali che servono al lavoro quotidiano senza dover ripetere il login ogni volta. (Qui il sorriso è pienamente giustificato).

Nella ricerca di cui parla Jane risulta che il 30% dei partecipanti alla survey rientrano nella configurazione “Frammentata”, il 55% nella configurazione “Ibrida” e il 15% in quella “Integrata”.

Che ne dici, è un buon segno o no?


 

ARGOMENTO: Intranet | TAG:
Abbiamo parlato di: Jane McConnell

Invia a un amico | Permalink | Commenti (0) |

Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:

Social Intranet

Intranet autogestita. E’ possibile? (seconda puntata)

Intranet autogestita. E’ possibile?

Intranet, dubbi e gestione: banner sì o banner no?

L’intranet proattiva aiuta gli utenti a lavorare meglio

Scrivi un commento




Su questo blog

 

I tag più utilizzati

 

Post-ino

Twitter #worldcup: Italia-Slovacchia in 44 tweet

Ieri, dopo i primi venti minuti di partita (noi mimuli l’abbiamo vista in ufficio in streaming sul sito della RAI), ci siamo accorti che stava succedendo qualcosa di molto divertente. Non sul campo sudafricano, ma su Twitter, dove molti dei  nostri contatti si stavano scatenando con battute esilaranti.

E mi è venuta un’idea: raccogliere in un file quelli che ci hanno […]


Feedback Form