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feb2010
Le letture proposte alla Convention Mimulus 2010
di Francesca Fabbri
Durante i tre giorni della Convention Mimulus, Giampaolo Montaletti ha citato e suggerito al gruppo la lettura di alcuni libri, che poi ha inviato via mail ai mimuli. Abbiamo pensato di trascrivere qui i suoi consigli, per renderli disponibili a chiunque sia interessato. Quindi grazie, Monty!
1. “COMPLEXITY AND POSTMODERNISM”, di Paul Cilliers.
Perché nei sistemi le relazioni contano almeno quanto, se non di più, le componenti del sistema stesso? Che differenza c’è fra complesso e complicato? Il libro risponde a queste e a altre domande.
Puoi leggere un’interessante recensione e consultare il curriculum dell’autore.
2. “THE DESIGN OF EVERYDAY THINGS”, di Donald Norman.
Un libro fondamentale per capire come disegnare oggetti che le persone possano comprendere e usare; un testo fondante per capire tutto ciò che è usabilità e interazione uomo-macchina.
E’ disponibile anche in italiano con il titolo “La caffettiera del masochista“.
3. “IL SENSO PRATICO”, di Pierre Bourdieu.
Chi teorizza usa la ragione teorica, mentre chi vive – ed è spesso oggetto di studio di chi teorizza in scienze, come l’etnografia – vive secondo il senso pratico; i tempi e i metodi della ragion teorica e del senso pratico sono diversi. Può la scienza sociale rendere cosciente l’uno dell’esistenza dell’altro? Occorrono al ricercatore due passi indietro: deve osservare sé stesso nell’azione e capire quali legami lo uniscono al soggetto della sua stessa ricerca…
Qui l’indice e alcune pagine.
4. “VERSO UN’ECOLOGIA DELLA MENTE”, di Gregory Bateson.
Importante come quello sopra: leggetelo e basta!
5. “METAPHORS WE LIVE BY”, di George Lakoff e Mark Johnson.
Come funzionano le metafore, che ruolo hanno nel funzionamento della mente umana, nell’apprendimento e nella vita: un importantissimo libro per chi fa consulenza e usa in maniera cosciente la metafora come strumento per far riflettere, per dialogare e per il problem solving.
Qui una sintesi degli autori.
ARGOMENTO: Contenuti | TAG: da leggere
Abbiamo parlato di: Donald Norman, George Lakoff, Giampaolo Montaletti, Gregory Bateson, Mark Johnson, Paul Cilliers, Pierre Bourdieu
Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:
Facebook: David Kirkpatrick incontra i blogger italiani
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Post-ino
Piccola grammatica da ufficio: gli accenti
Qualcuno in ufficio mi chiede spesso dove mettere o non mettere l’accento - difficile dire chi possa essere… il laureato in matematica o la dottoressa in linguistica? mah…
Ho già scritto una “Nota” sulla nostra pagina Facebook, ma ho pensato che sarebbe stato utile pubblicare anche un Post-ino più esteso sul blog.
Le parole […]











Lorenzo, 13 febbraio 2010
Letture interessanti Francesca, ma se poi scrivi “sé stesso” perdi credibilità!
Francesca Fabbri, 14 febbraio 2010
Ciao,
in effetti mentre lo scrivevo mi son detta: chissà se qualcuno protesterà…
Il fatto è che “se stesso” e “sé stesso” sono entrambe forme plausibili e assolutamente corrette. Anche io sono quasi “inorridita” quando vidi il titolo a caratteri cubitali di un romanzo della Fallaci: “Intervista a sé stessa“. Chiesi chiarimenti al mio prof. di Linguistica Italiana, e anche lui è pro-accento.
L’Accademia della Crusca ammette entrambe le forme: “sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stesso, se stessa e se stessi non sia previsto l’uso dell’accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa “irrilevanza” specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini”. Altrove sul loro sito ho trovato anche questo: “Tutto sta nel capire il perché del fatto che “sé” vuole l’accento e “se stesso” no. Semplicemente perché i grammatici sostengono che quell’accento sul “se” è inutile, dal momento che l’associazione con “stesso” ne chiarisce il significato sintattico. Inutile, ma non per questo errato. Quindi la prima forma senza accento, la considererei corretta tanto quanto la seconda, soltanto un po’ più “tradizionale”. A ciascuno dunque la propria…”.
Ciao!