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Le letture proposte alla Convention Mimulus 2010

Durante i tre giorni della Convention Mimulus, Giampaolo Montaletti ha citato e suggerito al gruppo la lettura di alcuni libri, che poi ha inviato via mail ai mimuli. Abbiamo pensato di trascrivere qui i suoi consigli, per renderli disponibili a chiunque sia interessato. Quindi grazie, Monty!

“Complexity and Postmodernism” di Paul Cilliers

Perché nei sistemi le relazioni contano almeno quanto, se non di più, le componenti del sistema stesso? Che differenza c’è fra complesso e complicato? Il libro risponde a queste e a altre domande.

Puoi leggere un’interessante recensione e consultare il curriculum dell’autore.

“The design of everyday things” di Donald Norman

Un libro fondamentale per capire come disegnare oggetti che le persone possano comprendere e usare; un testo fondante per capire tutto ciò che è usabilità e interazione uomo-macchina.

E’ disponibile anche in italiano con il titolo “La caffettiera del masochista“.

“Il senso pratico” di Pierre Bourdieu

Chi teorizza usa la ragione teorica, mentre chi vive – ed è spesso oggetto di studio di chi teorizza in scienze, come l’etnografia – vive secondo il senso pratico; i tempi e i metodi della ragion teorica e del senso pratico sono diversi. Può la scienza sociale rendere cosciente l’uno dell’esistenza dell’altro? Occorrono al ricercatore due passi indietro: deve osservare sé stesso nell’azione e capire quali legami lo uniscono al soggetto della sua stessa ricerca…

Qui l’indice e alcune pagine.

“Verso un’ecologia della mente” di Gregory Bateson

Importante come quello sopra: leggetelo e basta!

“Metaphors we live by” di George Lakoff e Mark Johnson

Come funzionano le metafore, che ruolo hanno nel funzionamento della mente umana, nell’apprendimento e nella vita: un importantissimo libro per chi fa consulenza e usa in maniera cosciente la metafora come strumento per far riflettere, per dialogare e per il problem solving.

Qui una sintesi degli autori.

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Comments 3

  1. Letture interessanti Francesca, ma se poi scrivi “sé stesso” perdi credibilità!

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  2. Ciao,

    in effetti mentre lo scrivevo mi son detta: chissà se qualcuno protesterà… 🙂

    Il fatto è che “se stesso” e “sé stesso” sono entrambe forme plausibili e assolutamente corrette. Anche io sono quasi “inorridita” quando vidi il titolo a caratteri cubitali di un romanzo della Fallaci: “Intervista a sé stessa“. Chiesi chiarimenti al mio prof. di Linguistica Italiana, e anche lui è pro-accento.

    L’Accademia della Crusca ammette entrambe le forme: “sebbene negli attuali testi di grammatica per le voci rafforzate se stesso, se stessa e se stessi non sia previsto l’uso dell’accento, è preferibile considerare non censurabili entrambe le scelte, mancando in realtà una regola specifica che ne possa stabilire il maggiore o minore grado di correttezza. Si raccomanda di tener conto di questa “irrilevanza” specialmente in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini”. Altrove sul loro sito ho trovato anche questo: “Tutto sta nel capire il perché del fatto che “sé” vuole l’accento e “se stesso” no. Semplicemente perché i grammatici sostengono che quell’accento sul “se” è inutile, dal momento che l’associazione con “stesso” ne chiarisce il significato sintattico. Inutile, ma non per questo errato. Quindi la prima forma senza accento, la considererei corretta tanto quanto la seconda, soltanto un po’ più “tradizionale”. A ciascuno dunque la propria…”.

    Ciao!

    Rispondi

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