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Il progetto-sushi, tra grandi idee e piccoli budget

Ieri mi sono inventata questa definizione, il “progetto-sushi”. Perché?

Perché sono giorni che guardo Roberto sudare tra numeri, cifre, conti; conti finiti, ripresi da capo, rivisti, modificati, limati. Insomma, la continua ricerca di un “equilibrio sopra la follia”.

Il progetto-sushi è il risultato di un’operazione matematica:

PROGETTO COSI’ COME DOVREBBE ESSERE FATTO – BUDGET DEL CLIENTE = PROGETTO SUSHI

Provo a spiegarmi con un paragone. E’ come se io avessi invitato a cena tre amici. Mi sono immaginata un certo menu – antipasto, primo, secondo, contorno, dolce… – e sto andando al supermercato a fare la spesa. Quando arrivo scopro che non ho carta di credito né bancomat; ho solo 10 euro; per una qualche ragione non posso recuperare contanti o carta e ritornare a fare la spesa.

A questo punto ho le seguenti opzioni:

  1. pur mantenendo lo stesso numero e tipo di portate, cambio drasticamente ricette e ingredienti (ovviamente verso un impoverimento qualitativo)
  2. stravolgo del tutto il mio menu, rinunciando a una o più portate e mantenendo immutate le altre
  3. stravolgo del tutto il mio menu, rinunciando a una o più portate e pure modificando quelle che restano
  4. telefono ai miei amici, gli dico che ho 40 di febbre e annullo la cena.

Fuori di metafora, i tre amici su cui vorrei fare colpo con un’ottima cena sono il mio cliente. Il menu che ho immaginato è il progetto che vorrei proporgli e che secondo me è la cosa migliore da fare. Come sono arrivata a immaginare quel progetto? Raccogliendo informazioni, facendo indagini, studiando altre realtà simili e altri progetti, ipotizzando una certa capacità di spesa – il tutto “impacchettato” in una bella forma, una presentazione curata in ogni dettaglio. Inutile dire che per fare tutto questo mi ci è voluto parecchio tempo.

Ora, i 10 euro sono il budget che il cliente mi comunica di poter investire a fronte dell’intero menu-progetto da, diciamo, 20 euro. E a me tocca decidere che fare:

  1. pur mantenendo le stesse attività del progetto, ridimensiono verso il basso la loro qualità e il mio impegno
  2. stravolgo del tutto il mio progetto, rinunciando a una o più attività ma mantenendo immutate le altre
  3. stravolgo del tutto il mio progetto, rinunciando a una o più attività e pure modificando quelle che restano
  4. trovo un modo di rinunciare al progetto e abbandonare, anche se solo momentaneamente, il cliente.

Ipotesi 1: la scarsa qualità di un progetto non fa contenta né me né il mio cliente.

Ipotesi 4: prima di rinunciare a un’opportunità, anche se piccola, è sempre meglio pensarci bene – più per il rapporto col cliente che per l’entrata economica.

Ipotesi 2 e 3: richiederebbero un ripensamento quasi globale del progetto, perché scegliere di fare un’attività piuttosto che un’altra o di modificarne alcune vuol dire rimettere in discussione tutta la strategia, sia come obiettivi che come risultati attesi. Quindi altro tempo, altro tuning, altri numeri, altra presentazione al cliente… Alla continua ricerca di un “equilibrio sopra la follia”. E con il risultato di riuscire a portare a casa, nella migliore delle ipotesi, un progetto-sushi, cioè a pezzi.

Qual è il modo migliore per gestire un progetto-sushi? Si possono limitare tempi e costi del ripensamento della strategia e della riprogettazione, senza pregiudicare la qualità del mio lavoro?

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Comments 2

  1. Ciao, nelle ultime 3 righe hai condensato il problema che molti professionisti si trovano ad affrontare quotidianamente.
    Ritengo che ridimensionare/modificare pesantemente un progetto in corsa è parecchio difficile e costoso.
    Io di solito cerco di minimizzare il numero potenziale di modifiche che dovrò fare affinando moltissimo l’analisi effettuata a priori.
    Tra le tante pratiche che uso ci sono le seguenti:
    1) Prima di andare a proporre il progetto in maniera ufficiale se si ha un’amico che lavora nell’azienda bersaglio si fa sondare il terreno per verificare che le capacità aziendali attuali siano in grado di sostenere l’impegno.
    2)Dividere il progetto grande in tanti piccoli progetti che volendo possono essere fatti in fila ma che singolarmente portano comunque valore all’azienda.

    Rispondi
  2. Ciao Maurizio,
    in effetti hai ragione… penso soprattutto alla tua proposta 2. La suddivisione in piccoli progetti ha anche il vantaggio di portare risultati in tempi più brevi, e di poter essere meglio “digerita” dal cliente per via di costi diluiti nel tempo. Resta il fatto che forse, così, c’è meno respiro per la strategia…
    Buona giornata!

    Rispondi

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