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Citizensourcing
di Roberto Cobianchi
I principi innovativi di “creazione interattiva di valore”, “co-creazione distribuita” e “collaborazione di massa”, che hanno avuto successo nel settore privato, possono ispirare la sfera pubblica?
I cittadini possono contribuire ai compiti tradizionalmente svolti da attori pubblici, in genere impiegati o esterni ingaggiati dalla pubblica amministrazione?
Come si legge nel numero di gennaio 2010 di “The International Journal of Public Participation“, aziende come Procter & Gamble, Lego, Adidas e molte altre hanno imparato da tempo a coinvolgere, quasi ad affidare l’innovazione ai loro clienti e ai consumatori dei loro prodotti. Queste aziende hanno riconosciuto che il mercato è una fonte di valore per il business: ogni volta che un cliente contribuisce con una nuova idea, l’azienda aumenta il suo patrimonio intellettuale e, di conseguenza, il suo valore di mercato. In questo modo lo “spazio delle soluzioni” non è ristretto al patrimonio di conoscenze dell’azienda, ma si allarga fino a comprendere il mondo intero: nuove idee, nuovi processi, nuove tecnologie, nuovi utilizzi delle stesse tecnologie. I prodotti e i servizi evolvono nella direzione richiesta dal mercato, dalle persone che usano quei prodotti e quei servizi.
Tapscott e Williams nel loro libro “Wikinomics” hanno denominato “ideagora” quelle piattaforme che servono allo a costruire innovazione in modo collaborativo: la più famosa è InnoCentive.
Ricerche e studi accademici su questa forma di Innovazione Democratica mostrano che esiste un grande potenziale nel settore pubblico. In questo contesto, “Citizensourcing” (termine proposto da Lukensmeyer e Torres) descrive la progettazione e la configurazione di un nuovo rapporto tra il governo e i cittadini, basato su una serie di pratiche e principi applicati nel settore privato. Citizensourcing è quindi l’atto di esternalizzare un compito tradizionalmente svolto da un attore pubblico e “consegnarlo” a un gruppo di persone indefinito e in genere molto ampio.
Questo concetto di “Open Government” apre a nuove modalità di creazione di valore pubblico e di coinvolgimento dei cittadini (anche non esperti dello specifico settore) nei processi di governo. Sorgono però due questioni:
- come impiegare le sollecitazioni, le informazioni, il volàno di idee generato dalla community nella gestione della “cosa pubblica” e nella soluzione delle problematiche gestionali e amministrative?
- come ingaggiare sistematicamente i cittadini?
Forse non esiste ancora uno schema concettuale che risponda a questi quesiti. Certo è che esistono esperienze di rilievo:
Raccolta di feedback e idee
Coinvolgimento nei processi amministrativi e gestionali
Democrazia Collaborativa
- AmericaSpeaks
- European Citizens’ Consultation
- Number 10 Downing Street E-Petions
- DATA.gov
- Regulations.gov
E per finire, il 3 marzo è iniziato un gioco di simulazione che ha lo scopo di indagare su possibili soluzioni a eventi catastrofici che potrebbero colpire la Terra e la popolazione mondiale, come (tanto per iniziare) l’ipotesi di una grande carestia in Giappone: il tutto su EVOKE.
Pubblicato su Casaleggio Associati il 5 marzo 2010
ARGOMENTO: Web | TAG: crowdsourcing, government, web strategy
Abbiamo parlato di: Adidas, EVOKE, European Citizen's Consultation, FixMyStreet, FutureMelbourne, Lego, Number 10 Downing Street E-Petions, Patient Opinion, Procter&Gamble
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