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Intranet autogestita. E’ possibile? (seconda puntata)

Per la prima volta ospitiamo un guest post: i commenti di Roberto Bernabò al mio articolo del 10 marzo sull’intranet autogestita mi sono sembrati troppo interessanti per essere relegati allo spazio dei commenti. Roberto Cobianchi.

Niente, penso mentre scrivo.

Non lo so, mi sembra che l’idea dei template sia troppo centralista da un lato e deresponsabilizzante dall’altro.

Non credo nell’autarchia, né nell’anarchia.

Credo che sia necessaria, invece, e molto, una supervisione di un ente capace di discriminare, realmente, cosa sia, effettivamente, utile per il business e per l’azienda.

Il sistema proposto mi sembra da un lato troppo libero, con tutti i limiti che, in una intranet, un eccesso di libertà può comportare (non è che sia contrario alla libertà, intendiamoci, ma va indirizzate in contesti ed ambiti precisi, non in tutti), e dall’altro troppo burocratico.

Il silenzio che genera la cancellazione, ad esempio, magari di un documento interessantissimo, semplicemente perché un autore, ed il suo capo, non siano riusciti a riscontrare una email (quante mail riceviamo ogni giorno?), mi sembra una vittoria della burocrazia, guidata da una tecnologia, sulla ragione della mente umana.

L’idea che gli strumenti automatici possano surrogare la competenza (e la fatica, vivaddio) di una redazione competente e veloce, mi sembra un’aberrazione terribile.

Semmai il tema è quello di allargare la redazione ad owner di line competenti e capaci, ma non certo di eliminarla, ma scherziamo?

La questione della motivazione, invece, è secondo me, ancora oggi, un aspetto cruciale, troppo poco focalizzato dalle organizzazioni.

E sul quale occorrerebbe un’attenzione diversa da parte delle funzioni di HR.

Dalle mie parti si dice che non si può friggere il pesce con l’acqua.

La motivazione in un’azienda deve essere, a mio modo di vedere, in qualche modo, agganciata ad una politica di riconoscimento dei talenti in prospettiva 2.0, ancora tutta da scrivere e forse addirittura da inventare.

Anche se gli addetti ai lavori d’idee ne avrebbero, e come.

Personalmente, e chiudo, ritengo che è nella risoluzione, coraggiosa, di questo fondamentale e cruciale aspetto, che potranno finalmente esprimersi, anche nei contesti intranet, tutte le potenzialità che l’intelligenza collettiva, guidata da una chiarezza nelle strategie di apprendimento, può creare.

I have a dream. Io spero che un giorno si arriverà a comprendere che un approccio 2.0 può esistere solo bilanciando la creazione di valore per:

  • l’azienda,
  • i dipendenti
  • e gli azionisti,

e non per uno solo, o due solo, dei tre stakeholder.

Ma questo, tutto questo, è accademia.

Che voi conoscete meglio di me.

Integro il mio precedente commento qualche altra considerazione sul profilo tecnico della questione: anche volendo accettare l’anarchia di un’intranet costituita da microcontributi eterogenei, il punto debole sarebbero i meccanismi di controllo per i casi di incoerenza con lo standard.

Come  funzionerebbero?

E’ presumibile che ogni singolo redattore scriverà secondo il suo stile, frutto del suo personale background.

Come sarà possibile affermare, in maniera automatica, che due articoli si contraddicono, o che un articolo contraddice uno standard?

Ecco che ci vorrà sempre un team di esperti predisposti alla moderazione della mole di documenti (organizzata da template solo nella modalità di presentazione), spesso semplicemente ridondanti.

E’ come nell’ingegneria del software: si spendono più soldi per testare che per progettare.

Non risulta più ragionevole preservare un team di esperti per la creazione di contenuti (che essendo creati, appunto, da esperti, risultino leggibili, uniformi, validi …) invece che farli concentrare sul testing di contraddizioni e/o ridondanze, nella quasi incontrollata base documentale della intranet, dove ogni operatore che non è riuscito a trovare l’informazione d’interesse si sente autorizzato ad aggiungere un contributo proprio?

Con stima.

Rob.

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