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apr2010
Progettare un sito web: i wireframe
di Francesca Fabbri
Man mano che scrivevo il post Web strategy: storia (al contrario) di un progetto, mi rendevo tristemente conto di dover sorvolare su molti aspetti – ma si sa, quando si vuole raccontare la storia-tipo di un progetto in 4.000 battute, alcune cose non vengono trattate in modo esaustivo e altre non vengono trattate affatto.
Oggi vorrei prendermi un po’ di tempo per raccontare cosa sono i wireframe – intanto provo a spiegarti cosa sono, poi nei prossimi post potrei raccontartene alcuni dei miei.
Anche in questo caso dovrò tagliare con l’accetta e sorvolare sulle attività che portano a realizzare un wireframe. Sappi però che, quando si arriva a disegnarne uno, la struttura del sito (fatta di albero, contenuti, relazioni tra le pagine, modalità di navigazione, elementi su cui focalizzare l’attenzione dell’utente…) è già stata definita, almeno come proposta verso il cliente.
- Cos’è un wireframe?
E’ la prima bozza del sito, lo scheletro di una pagina web; una specie di radiografia della struttura. Niente di più (non ha elementi di web design) e niente di meno (definisce visivamente la struttura del sito e traduce in immagine ciò che, prima, era solo testo scritto). - A cosa serve un wireframe?
(Per capire la sua importanza, puoi leggere anche questo articolo di Marco Olivetti). Il wireframe presenta, sotto forma di immagine, gli elementi di una pagina e le modalità di navigazione: e proprio in quanto immagine, anche se grigia e spoglia, comunica in modo più chiaro e più immediato di tante parole. E’ un passo intermedio tra progetto e web design; permette al cliente di capire meglio il delinearsi del progetto e di apportare modifiche in modo semplice e rapido. Inoltre è utilissimo per il web designer, perché gli fornisce indicazioni sui pesi comunicativi dei vari elementi, sul funzionamento di certe aree, su cosa potrebbe fare l’utente ecc. - Chi può fare un wireframe?
Beh, a dire il vero chiunque, anche tu. Voglio dire che non serve essere un grafico o un web designer, al contrario di quello che si potrebbe pensare – ma occorre essere in grado di progettare un sito, ovviamente. In effetti, per una primissima bozza possono bastare carta e penna. Il mio primo wireframe (era per questo sito) l’ho fatto proprio così, carta e matita. Poi l’ho messo in ordine con una tabella di word. Oggi uso SmartDraw. - Quanti tipi di wireframe esistono?
Considerando la risposta alla domanda qui sopra, capisci che ne esistono di infiniti! A mano libera o no, più o meno accurati, a colori o in scala di grigi… Io ne ho visti tanti, soprattutto di quelli realizzati con software appositi (ce ne sono parecchi, e molto diversi tra loro). I più belli? Quelli di Luca Rosati e quelli di Andrea Resmini, che hanno collaborato con i mimuli per alcuni progetti. - … ma quant’è brutto un wireframe?
Tanto, tantissimo. Ed è giusto che sia così, perché non deve dare alcuna indicazione di tipo grafico o estetico – guai se lo facesse! Il suo scopo, come ormai avrai capito, è tutt’altro: è una specie manichino in attesa di essere vestito da un bel web design.
Bene; e se ora ti ritrovi più curioso di prima, ti consiglio di dare un’occhiata al sito Wireframes Magazine.
ARGOMENTO: Web | TAG: architettura dell'informazione, web design, web strategy, wireframe
Abbiamo parlato di: Andrea Resmini, Luca Rosati, Marco Olivetti, SmartDraw
Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:
[Caso studio] E’ online il nuovo sito Vittorio Martini
Web strategy: storia (al contrario) di un progetto
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