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Microblog tra le mura aziendali: cosa, come e perché
di Francesca Fabbri
Ieri mattina a Better Software ho ascoltato l’intervento di Giuliano Prati, Web Project Manager e Innovation Architect a Intesys. Con doppia soddisfazione, visto che molti dei temi da lui affrontati si avvicinano a quelli che Roberto racconterà oggi pomeriggio alla sua presentazione Il Project Management degli avatar (anticipazione: il tema sarà la gestione di un progetto quando si ha a che fare con un gruppo di lavoro “ad alta copertura territoriale”).
Prati ha parlato dell’Uso di strumenti web 2.0 e di social network in ambito enterprise, in particolare del microblog adottato a livello aziendale per comunicare nell’ambito dei progetti e gestire lo scambio di informazioni tra il team.
Normalmente, nelle aziende facciamo i conti tutti i giorni con progetti, mail, comunicazioni, timetable… Qual è la soluzione migiore che mette insieme il controllo, la comunicazione e la rapidità? Una piattaforma enterprise di microblogging.
Quello che hanno fatto te lo dico subito: hanno implementato una piattaforma di microblog interno strutturato a canali informativi (un canale per progetto) su… WordPress.
Ovviamente, dal momento in cui hanno deciso di creare un ambiente di microblog a servizio dei team di progetto, in principio fu Twitter. Per tre semplicissime ragioni:
- l’immediatezza dello strumento
- i tempi ridotti di apprendimento dell’uso
- il fatto che mette in comunicazione istantanea più persone, anche dislocate in diverse sedi.
Ma Twitter, almeno per l’uso che voleva farne Intesys, aveva alcuni svantaggi:
- la famosa limitazione ai 140 caratteri
- l’impossibilità di allegare immagini e documenti
- il servizio non è completamente affidabile
- non consente thread di discussione.
Ma quali sono le caratteristiche che uno strumento di microblog in ambito enterprise dovrebbe avere? (ne ho annotate alcune…) Rimozione del limite dei 140 caratteri; single sign on con l’anagrafica aziendale; possibilità di costruire profili diversi per gruppi di utenti, con permessi diversi; possibilità di integrazione con prodotti terzi; possibilità di backup; sicurezza delle informazioni.
Ed ecco alcune caratteristiche di ciò che è stato costruito: ogni progetto ha un suo canale e una url specifica, visibile da tutti i membri del team, interni ed esterni. Ogni utente ha un pannello di gestione privato e può attivare un sistema di notifica via mail. Si può limitare la visibilità di alcune duscussioni. Si possono rendere visibili alcuni progetti, particolarmente strategici, a tutti gli utenti aziendali e non solo al gruppo di progetto. I messaggi possono essere catalogati per tag e/o argomenti. Inoltre, è stato aggiunto un livello superiore ai singoli canali per gestirne più di uno – una sorta di dashboard a disposizione dei PM.
Tra i vantaggi, segnalo l’aumento della qualità nella gestione del progetto e la drastica riduzione (-95%) delle mail.
Comunque: come al solito, non è un problema di tecnologia. Non è la soluzione di WordPress la parte interessante della questione; né il fatto che forse, scegliendo questa o quell’altra tecnologia, avrebbero avuto risultati diversi (migliori? peggiori?). La tecnologia perfetta non esiste; i difensori e i sostenitori dell’una a scapito delle altre, invece, esisteranno sempre
Il punto è: si può fare. La tecnologia viene in aiuto alle persone e consente di lavorare meglio. Ma, senza le persone, la tecnologia è assolutamente inutile, se non addirittura una perdita di tempo e di denaro.
ARGOMENTO: Organizzazione | TAG: bsw2010, comunicazione interna, enterprise 2.0, microblogging, project management
Abbiamo parlato di: Giuliano Prati, Intesys, Twitter, WordPress
Se hai ancora qualche minuto, potresti leggere anche:
Social Business Forum 2011: interview with Bertrand Duperrin
Enterprise 2.0: la mail resiste!
Microblogging tra marketing ed enterprise 2.0
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