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“Personal Branding”: intervista a Tommaso Sorchiotti

Visto che mi sono divertito parecchio con l’intervista a Luca Conti in vista dell’uscita del suo “Fare business con Facebook“, ho pensato di fare qualche domanda anche a Tommaso Sorchiotti – uno degli autori, insieme a Luigi Centenaro, di Personal Branding. L’arte di promuovere e vendere se stessi online” uscito poche settimane fa per la Hoepli.

ROBERTO: Cosa significa “Io come brand”? E’ come dire “curare la propria immagine”?

TOMMASO: Significa semplicemente che ogni persona ha un potenziale che gli americani definiscono in termini di brand e azienda. Ogni individuo può, in sostanza, farsi imprenditore di se stesso e della propria attività, affrontando il mercato in modo da far valere le proprie competenze e unicità. Quindi non si tratta “solo” di curare l’immagine personale o la propria reputazione, ma di studiare e adottare una strategia di valorizzazione e di comunicazione della propria persona.

ROBERTO: Cosa NON è personal branding?

TOMMASO: Ottima domanda che mi permette di definire la nostra visione del personal branding. Ci sono esperti americani, a volte definiti come “guru”, che utilizzano la metafora del prodotto di successo (Virgin, Nike o Coca-Cola di turno) per indicare le fasi del processo di personal branding. Quindi la creazione a tavolino di un prodotto, la definizione dell’impronta comunicativa, i valori da comunicare, il posizionamento nello scaffale ecc., sono creati intelligentemente come risposta al pubblico di riferimento. Ma si tratta di un processo artificioso che non può essere adottato per le persone, perché si rischia di creare un brand finto, troppo commerciale e soprattutto non umano.

Al contrario, per fare personal branding occorre partire dalla persona per capire i punti di forza – sia quelli che si sentono propri che quelli riconosciuti dagli altri – e definire una strategia coerente, on-line e off-line, per raggiungere obiettivi concreti.

ROBERTO: Come fare “personal branding”?

TOMMASO: Abbiamo evidenziato tre passaggi chiave nel processo di personal branding attraverso la Rete:

  1. diventare il proprio canale media
  2. produrre contenuti interessanti per la propria community
  3. stabilire e affermare un’authority riconosciuta.

ROBERTO: Quanto tempo occorre al giorno? Tutti i giorni? Si può fare un giorno palestra o piscina e un giorno personal branding? 🙂 sembra una domanda del cavolo, ma non lo è!

TOMMASO: Non esiste una formula definita, in fondo si tratta di lavorare in maniera strategica sulle proprie passioni. Di certo non si può darci sotto per un mese, poi fermarsi e riprendere a singhiozzo! Tempo e costanza sono elementi fondamentali per costruire una reputazione, essere percepiti in maniera corretta e aggregare una community di riferimento. Detto questo, però, le palestre e le piscine son salve 🙂

ROBERTO: Tra un calciatore, un politico, una persona dello spettacolo, un libero professionista e un impiegato, chi per primo dovrebbe fare personal branding?

TOMMASO: Le persone che hanno delle storie da condividere e che pensano che le proprie esperienze possano essere utili agli altri. Un Vip, un calciatore, a volte anche un politico sono già dei Brand: incarnano dei valori, si fanno portavoce di uno (o più) messaggi e hanno fan che li sostengono. Le domande che devono porsi sono: il mio personal brand è efficace rispetto ai miei obiettivi di business? La gente riconosce gli elementi che caratterizzano il mio Brand? Grazie all’attenzione e allo spazio che i media concedono, hanno ovviamente l’opportunità di correggere il tiro e sfruttare le loro potenzialità.

L’impiegato, come il libero professionista, deve realizzare che con il crescere della visibilità e con la Rete anche lui ha grandissime opportunità di manifestarsi. Non deve necessariamente puntare al successo planetario, ma affermare la propria professionalità e la propria immagine all’interno della nicchia a cui appartiene.

Grazie Tommaso, in bocca al lupo per tutto e casomai ti chiedo una consulenza 🙂

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