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La tecnologia? Una nuova forma di comunicazione

Chiudo la carrellata di post su Better Software 2010 con l’intervento di Roberto Venturini, che si è presentato come un ex-incrocio “tra un product manager e un commerciale”, appassionato di tecnologia e comunicazione in ambito digitale.

Il suo talk è cominciato col chiedersi: che cos’è la tecnologia?

Una nuova visione della tecnologia

Spesso la tecnologia viene concepita come qualcosa (bella o brutta che sia) di abilitante, cioè che mi permette di raggiungere i miei obiettivi di comunicazione – ma ciò che davvero conta è l’idea creativa. Venturini ci ha raccontato una nuova visione della tecnologia, che va oltre il fatto di essere lo strumento che mi mette in condizione di realizzare l’idea creativa avuta indipendentemente dallo strumento stesso.

Un breve sguardo al rapporto tra società e tecnologia ha messo in luce che è, in sostanza, un circolo chiuso. Partiamo dalla tecnologia: a un certo punto della storia nascono i social network; le persone non sanno bene cosa siano, li adottano, cominciano a usarli e quindi cambiano se stessi. Ma dato che la società, anche grazie ai social network, intanto è cambiata, si aprono prospettive che permettono l’introduzione di altre tecnologie. E così via, in un circolo sempre più veloce.

La tecnologia sta modificando i comportamenti delle persone

La tecnologia comunque è arrivata; non è solo Facebook o Farmville (anche se per molti è solo Facebook e Farmville!) e sta modificando i comportamenti delle persone, gli atteggiamenti e i consumi. Un esempio di questo è il “botto” del turismo on-line per l’acquisto dei biglietti aerei, che ha veramente cambiato quel mercato – ma ha cambiato anche la testa delle persone.

La tecnologia sta diventando un canale attraverso cui si realizza la comunicazione, è una parte della stessa comunicazione; non è più solo un fattore abilitante. Il digitale da strumento diventa il vero protagonista. Qualche esempio?

Video: Super Mario e gli AC/DC

In un video di Super Mario, la pagina di Youtube in cui il video è contestualizzato si smonta a suon di colpi, pur mantenendo funzionanti i link e i pulsanti “caduti”: ciò che è reso a livello tecnologico in realtà rafforza la comunicazione del contenuto multimediale.

Tra le tante tecniche con cui può essere realizzato un video musicale, questo videoclip degli AC/DC utilizza un foglio di Microsoft Excel. Anche in questo caso, pur essendo una trovata esclusivamente pubblicitaria, l’uso della tecnologia coincide con l’idea creativa e con la sua comunicazione.

Il Whopper Sacrifice e Nike+ sfide

Burger King qualche mese fa ha lanciato una campagna marketing particolarmente “violenta”. Il Whopper Sacrifice, un’applicazione virale per Facebook, ha sparso molto sangue (virtuale) su Fb: ogni dieci amici cancellati tra i propri contatti, si vinceva un panino. Facebook ha bloccato quest’applicazione dopo che erano state cancellate quasi 234mila amicizie al motto di “You like your friends, but you love the Whopper”.

Nike+ sfide è un ambiente on-line che ha permesso a una scarpa da ginnastica di fare molto più che correre: ha aggiunto una dimensione sociale con le sfide – ad esempio, in Spagna si gareggia tra astemi e bevitori di birra.

La tecnologia, questa (s)conosciuta?

E non solo la tecnologia è arrivata: gli utenti la conoscono. Fino a qualche anno fa, i consulenti parlavano di cose che il cliente non capiva: layout, Photoshop… Oggi, invece, tutto è cambiato, e gli utenti conoscono la tecnologia (a volte) meglio di noi. Grazie ai mezzi digitali conoscono le regole del gioco, scoprono subito i fake, annusano subito la promozione.

I fattori del successo

A questo punto, il successo o il fallimento delle iniziative di comunicazione dipendono da nuovi fattori:

  • Digital Reputation: una volta non esisteva!
  • Buzz Factor: in un mondo pre-internet si parlava di buzz solo con investimenti consistenti
  • Capacità di conversazione: la domanda “ma se qualcuno poi risponde?” ha fatto crollare interi progetti
  • Accountability
  • Smartness: quante marche stanno “appassendo”, pur facendo belle cose, perché non sono percepite come smart?

Una strada possibile è il geek advertising, che indica una comunicazione più tecnologica, con un approccio basato sulle opportunità fornite delle nuove tecnologie.

Come ha detto Venturini al termine del suo intervento, dobbiamo metterci in relazione con una cultura sempre più influenzata dalle tecnologie, con persone sempre più tech-friendly. La comunicazione si evolve e passa dalla Publicity, ad esempio con le apps per iPhone che permettono alle marche di fare buzz senza sostenerne il costo.

La tecnologia non è più una magia ma resta magica: è uno degli strumenti più forti per attirare alla novità.

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Comments 7

  1. Una sola precisazione. Il Venturini (io) si è presentando dicendo che è stato, agli inizi della sua carriera la via di mezzo di cui sopra. Ormai da anni, invece, si occupa full time di strategie di marketing e comunicazione digitale. Avendo grazie al cielo mollato gli aspetti di gestione di processo e dei clienti (a parte i miei, essendo un consulente…) 😉

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  2. ops
    scusa
    testo modificato 😉

    Ciao!

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  3. Condivido la prospettiva con cui si parla della tecnologia e in gran parte i nuovi fattori critici di successo su cui conseguentemente deve basarsi la comunicazione.

    Non posso però fare a meno di aggiungerne 2:

    1. Capacità d’ascolto.
    Ancora prima della capacità di conversazione….perchè il punto è che la conversazione è fatta della parola altrui e della vostra. Da “buon” consulente contobatterei perciò alla domanda “ma se qualcuno poi risponde?” con “e se qualcuno già sta parlando di te?”

    2. Gestione del tempo reale.
    Il flusso della comunicazione è sempre più veloce, oggi tempo reale per un blog significa qualche giorno, per facebook una giornata, per twitter 2h! Se vuoi partecipare devi farlo con quei tempi, devi esserci, non puoi guardarti solo i report di fine mese con il numero di volte che sei stato citato e il tomone della rassegna stampa digitale;)

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  4. Ciao Simone!
    Grazie del commento. Considera che ho tagliato molto dei miei appunti, e a onor del Venturini questo post è solo una sintesi del suo intervento…
    Sono pienamente d’accordo con quello che dici: in effetti la capacità di conversazione non si dà se non c’è prima la capacità di ascolto – per nulla scontata. Alcuni, poi, neanche vogliono pensare che la tua domanda (“e se qualcuno già sta parlando di te?”) sia plausibile, anche se l’unico modo per non considerarla è quello di far finta di niente e mettere la testa sotto la sabbia, sperando che il mondo si fermi solo perché noi non lo guardiamo.
    Sul punto 2, proprio in questi giorni si parlava insieme a Roberto (Cobianchi) dell’apertura ai social media di una PA, ad esempio tramite Twitter usato per tenere informato il cittadino su attività molto specifiche. La principale obiezione riguarda proprio questo: “e poi, chi ci sta dietro? perché lì, tocca rispondere!”. Quindi mi ha colpito che, da una parte, sia stata ormai raggiunta (almeno da alcuni: non voglio generalizzare) la consapevolezza che occorre esserci, e non basta una volta per tutte! dall’altra parte, mi colpisce che – a fronte di benefici resi evidenti e sostenuti anche dalla presenza ormai numerosa di casi di studio – ancora in molti decidano di non fare il passo, perché “costa” troppo.
    Beh, vorrà dire che noi consulenti avremo ancora molto da lavorare! 🙂
    Ciao, a presto,

    francesca

    Rispondi
  5. Concordo Francesca…a tal proposito fatti raccontare proprio da Roberto cosa stiamo cercando di “combinare” con http://www.buzztrainers.com per rispondere a questa esigenza di training (e di prospettiva) da parte del mercato

    Rispondi
  6. certo certo, ho già avuto qualche anticipazione, e direi che lunedì se ne parlerà proprio su questo blog 😉
    Buon lavoro!!

    Rispondi

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