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Storia ed evoluzione sociale degli auguri di compleanno

Ieri è stato il mio compleanno (auguri) (grazie).

Non ho ricevuto molti regali, ma sono stata letteralmente sommersa dagli auguri di tanti amici e contatti.

Ecco dunque l’occasione per una riflessione di natura sociologica sul comportamento degli esseri umani in occasione… degli auguri di compleanno.

Quando ero piccola, e più o meno fino alla maggiore età (fine anni Settanta-inizi anni Novanta), gli auguri di buon compleanno me li facevano:

  • i miei genitori
  • mio fratello (ma non sempre)
  • i miei nonni
  • alcuni compagni di scuola
  • pochi altri.

Gli auguri e i festeggiamenti erano strettamente legati alle persone che, per consuetudine familiare e abitudine sociale (la scuola, ad esempio) potevo incontrare fisicamente e con le quali di solito passavo il tempo, anche in forza di uno stretto rapporto e di una certa preferenza. Gli auguri per telefono li facevano parenti e amici lontani, ma erano pochi (le chiamate interurbane costavano!).

Poi sono cresciuta, e con me anche la tecnologia: sono arrivati i telefoni cellulari. Gli auguri sono improvvisamente cresciuti di numero, e di questo dobbiamo ringraziare gli SMS. Il costo molto contenuto (rispetto alla telefonata), lo sforzo richiesto davvero minimo (digitare poche lettere sulla tastiera) e la scarsa implicazione sociale (al massimo un “grazie” per risposta) hanno favorito la diffusione degli auguri, fino a raggiungere livelli vertiginosi nei periodi delle festività, quando gli operatori si inventavano offerte incredibili tipo “1.500 SMS gratis al giorno per un mese!”, e così via.

Già questo fatto mi faceva pensare parecchio. Mi stupivo di come il fare i miei auguri a qualcuno fosse diventato da un gesto in un certo senso “dispendioso”, cioè con implicazioni reali (prendere, muoversi, andare, scrivere un biglietto ecc.), a un gesto elargito a tante più persone ma in modo assai meno “costoso” e meno personale. E già allora mi chiedevo se sarebbe potuto esistere un ulteriore gradino per farci salire verso un maggior numero di individui raggiunti, ma contemporaneamente per farci scendere verso un’ulteriore riduzione di fatica e compromissione sociale.

Detto, fatto: è arrivato il web e, soprattutto, Facebook, che non ti chiede nemmeno lo sforzo di ricordare la data del compleanno degli amici: te lo ricorda lui.

Ecco i mezzi con cui, ieri, mi sono arrivati gli auguri:

  • per telefono: 20%
  • con un SMS: 16%
  • via Skype: 4%
  • via mail: 5%
  • sulla bacheca di Facebook: 55%.

Interessante il calo degli auguri via SMS, ma soprattutto la percentuale di chi è passato sulla mia bacheca di Fb. Alcuni degli auguri ricevuti sono arrivati da persone che non conosco personalmente, con cui sono in relazione solo grazie a Facebook e che non possiedono nessun altro mio dato di contatto.

Le nuove frontiere sociali generate dal web, e che da più parti vengono discusse, passano anche da qui: dagli auguri di compleanno.

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