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ExperienceCamp 2010. Lugano, 29 maggio

Sabato scorso io e Roberto ci siamo svegliati di buon’ora e ci siamo diretti verso Lugano, per incontrare i partecipanti dell’ExperienceCamp 2010 organizzato, come ormai è tradizione, dai ragazzi di Sketchin Luca Mascaro, Alice Garbocci e Diana Malerba nel loro accogliente ufficio.

Una dozzina i presenti, tutti pronti a mettersi in discussione su metodi, progetti, costi, esperienze… Ambiente e compagnia piacevoli, temi trattati molto interessanti: insomma, bilancio di un sabato di fine maggio stra-positivo!

La prima a rompere il ghiaccio è stata Ilaria Mauric, che si è cimentata con un “esercizio” intelligente e coraggioso: la realizzazione (solo teorica, per ora) dell’applicazione per iPhone del sito tutto al femminile mon.thly.info. L’interfaccia è, ovviamente, l’aspetto cruciale del suo esercizio: cosa far vedere in termini di pulsanti, icone, contenuti, funzioni; come far vedere gli elementi (quali colori? quali testi usare? e quanti?), che tipo di risoluzione usare… La sua presentazione ha immediatamente acceso un dibattito teso a migliorare e rendere più “usabile” la sua applicazione. E devo dire che mi ha aperto un mondo di altre “cose” possibili e nuovi orizzonti dei pensieri – grazie Ilaria!

Poi Diana Malerba ci ha raccontato come, a Sketchin, si organizzano i test con gli utenti. Si è discusso di come sarebbe meglio condurli (stanza con specchio o  registrazioni video che poi bisogna riguardarsi? quali le implicazioni dell’uno e dell’altro metodo?); di quanto “costano” in termini economici (affitto sala, compenso per gli utenti ecc.) e in termini di risorse (quanti giorni-uomo), di quali progetti necessitano o si possono permettere gli user test e, infine, della loro “validità”: pare che aiutino molto a comprendere e a valutare un sito web, o anche solo un elemento posizionato sull’home page. A me però resta ancora il dubbio su quanto sia vantaggioso un user test condotto, ad esempio, con 4 utenti, con il costo che implica: sposta davvero molto l’esito di un progetto? E di quanto? Quei 4 utenti, quanto possono essere rappresentativi dei miei utenti?

Dopo la pausa pranzo devo scusarmi perché un impegno familiare (un pranzo da giù di testa dagli zii… grazie zia Kuniko!) ha fatto perdere ai mimuli proprio l’intervento di Luca – scusa Luca…

Siamo arrivati giusto in tempo per ascoltare (anzi, nel nostro caso ri-ascoltare, dopo l’IA Summit di Pisa) Cristiano Rastelli, che ha confermato l’ottima impressione già suscitata in noi mimuli qualche settimana fa. Il suo intervento, molto provocatorio, riguardava la qualità di un progetto: quando può NON esserci? Ci sono progetti in cui possiamo farne a meno? Il fatto è che, sostiene Cristiano, la qualità viene percepita dall’utente solo quando è spostata molto in alto nella scala di valori; sotto un certo livello, la qualità non viene percepita se non in minima misura – e forse allora conviene concentrare le energie su altro (ok, sono stata un po’ riduttiva… è stato più interessante di quello che ho provato a scrivere in queste poche righe).

Dario Violi e Daniela Trifone ci hanno presentato un’idea molto interessante attraverso una carrellata di slide sugli oggetti più assurdi venduti dai cataloghi per corrispondenza: il libro che nasconde una “cassaforte”, il modellino di macchina che è in realtà un telefono, la penna che funge da videocamera… ovvero quando l’interfaccia non è fatta per svelare, ma per nascondere! E’ qualcosa applicabile anche al web? Se sì, come legare l’aspetto dello stupore e della scoperta a un elemento tecnologico online?

L’intervento di Memi Beltrame si è concentrato sul concetto della convergenza in ambito musicale. L’emulazione di uno strumento musicale da parte di un device come l’iPhone o l’iPad fallisce miseramente, poiché non riesce a riprodurne l’esperienza. Ma su aspetti periferici si può fare molto, e Memi ce l’ha dimostrato con una carrellata di applicazioni legate al mondo dei suoni, “suonandole” direttamente dal suo iPad. Cose dell’altro mondo! Ormai di questo mondo 😉

In chiusura, Simone Rambaldi ci ha mostrato un’applicazione per smart phone da lui creata sulla base di un calcolo matematico (e quindi, mi scuso, ma mi è assolutamente sconosciuto e incomprensibile) per misurare la pressione del dito su un touchscreen.

Per Ilaria, Diana, Luca, Cristiano, Dario, Daniela, Memi e Simone: se avete pubblicato online le vostre presentazioni, o qualche articolo che riguarda ciò di cui ci avete raccontato all’ExperienceCamp, vi va di segnalarlo nei commenti a questo post?

Grazie! 🙂

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Comments 4

  1. Ciao Francesca, ottimo resoconto! peccato solo il buco sull’intervento di Luca, che era molto interessante. Ma quando gli zii chiamano… 🙂

    Ti segnalo le mie slide:
    http://www.slideshare.net/ilariamauric/monthlyinfo-dallidea-al-design-dellinterfaccia-mobile-step-by-step-versione-10

    e il post che ho scritto sul mio blog, in cui ho raccolto tutti i suggerimenti ricevuti al WhyMCA (e che dovrò integrare con i consigli ricevuti all’ExperienceCamp).
    http://www.ilariamauric.it/2010/05/28/whymca-10-suggerimenti-critiche-risposte-e-una-riflessione/

    Grazie e a presto!
    ilaria

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