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Milano e i pasticcini a sorpresa

Si dice che a volte basta una piccola cosa, un piccolo gesto per rendere la giornata migliore. Ed è vero.

Ieri i mimuli erano a Milano. Tra un appuntamento di lavoro e l’altro, c’era tempo per un pranzo “seduto” in zona stazione centrale intorno alle 13.

Appena entrati su via Pisani, quella grande strada di fronte alla stazione, ho notato un posto che si chiama “Le Isole“: da fuori sembra piuttosto grande e a una prima occhiata mi è parso un self-service. Poi ho guardato meglio e ho visto che era pulito, che tutti i tavolini erano in ordine, che l’ambiente sembrava piacevole. E che non era un self-service (almeno al piano terra. Di sotto, non so).

Trattieni questo: Milano, di fianco alla stazione, pieno orario di pranzo.

Prima sorpresa: i camerieri, oltre ad essere tutti in divisa e con grembiule, appaiono tranquilli, rilassati e sorridenti.

Seconda sorpresa: Roberto ordina un piatto “Cima di” qualcosa, e guardando me dice: “ho voglia di verdure”. La cameriera sparisce, ma poi ritorna, si scusa e dice: “Mi sembra di aver capito che volesse delle verdure, ma mi sono informata dal cuoco e il piatto da lei ordinato è un tipo di arrosto. Forse vuole cambiare ordinazione?”.

Ok, io comincio a guardarmi intorno per vedere se ci sono le telecamere nascoste. Ma niente.

Terza sorpresa: io ho ordinato un piatto di insalata, pollo grigliato, carote, uva e noci (ci sarebbero stati anche i pomodorini, ma li ho fatti togliere). Di solito mi capita che in un piatto misto l’ingrediente più costoso sia assai poco rappresentato, da meritarsi una servizio a “Chi l’ha visto?”. E invece: tante, tantissime noci. E per tante, intendo proprio tante!

Ma la sorpresa più bella è venuta alla fine. Ci siamo avvicinati alla cassa per pagare e lì di fianco c’è lui: il bancone dei dolci.

Digressione: io sono golosissima. Non ci sono parole per descrivere la mia totale e assoluta devozione verso un dolce a base di cioccolato, o crema, o panna… Però ho imparato a mie spese che a volte, dietro i nomi stampatigliati sul menu, si nascondano dolci banalotti che non soddisfano né le mie aspettative né le mie esigenze né l’occhio – che, si sa, anche lui vuole la sua parte.

Ma quei dolci erano stupendi. Li ho ammirati per un po’, e ho detto: “se li avessi visti prima…”. A questo punto, mentre Roberto pagava il conto, la cameriera che ci aveva servito al tavolo ha preso un piattino trasparente, ci ha messo sopra un bel tovagliolo rosso, ha scelto due pasticcini, uno al cioccolato e uno alla crema con i ribes sopra. Mi ha dato il piattino dicendo: “Ha detto che avrebbe gradito il dolce… Posso offrirvi questi?”.

Boh, io non so voi, ma a me una cosa così non è che succeda spesso, tanto meno in un contesto come quello che ho descritto all’inizio: Milano, orario di punta, bar nei pressi della stazione centrale. E quei pasticcini erano davvero buoni… parola di intenditrice!

E quindi ecco: io gli faccio un po’ di pubblicità. Se lo meritano, i ragazzi de “Le Isole”. E di certo, quando tornerò a Milano e ricapiterò in zona nell’orario di pranzo, mi fermerò di nuovo da loro per mangiare qualcosa.

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