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Un articolo di Shel Holtz di martedì 12 ottobre casca a fagiolo con l’edizione serale del TG 5 di venerdì 15 ottobre. A tema, i social media: fortezza da difendere dalle incursioni dei dipendenti oppure un terreno di manovra prima di tutto per i dipendenti, ma poi anche per le organizzazioni? L’immagine non è mia, bensì di Jack Holt, U.S. Department of Defense Senior Strategist, e riportata da Holtz nel post già citato.

Afferma Holtz: se è vero che addestriamo i soldati a muoversi in qualunque terreno in modo efficace e sicuro, perché non possiamo addestrarli a operare anche on-line nello stesso modo? Proviamo a riportare la questione in ambito civile (nel senso di “non militare”): aziende e organizzazioni pubbliche. E’ possibile insegnare alle persone a muoversi in modo efficace e sicuro sul web?

Accesso a Facebook: sì o no?

Il Governo locale della Colombia Britannica ha deciso di non bloccare l’accesso ai social media da parte dei propri dipendenti: “Ci fidiamo di loro e del fatto che sono responsabili”. Dice Allan Seckel al The Vancouver Sun: i social media rivestono un ruolo sempre più importante nel lavoro quotidiano dei dipendenti pubblici. Bloccarne l’accesso può impedire ai nostri dipendenti di fare il loro lavoro, portandoli ad aggirare il blocco e a utilizzare i propri dispositivi per l’accesso.

Nonostante questo, come sappiamo, nella maggioranza dei casi perdurano i divieti. Nello stesso articolo viene citata Porsche, che blocca l’accesso per timore che i propri dipendenti si lascino sfuggire segreti industriali su Facebook. Peccato che questi stessi dipendenti ogni tanto vanno a casa, dove potrebbero avere una connessione a internet; addirittura, alcuni potrebbero avere uno smart phone con connessione dati.

La Regione Lazio vieta l’accesso

Il caso italiano della Regione Lazio è emblematico e, purtroppo, si presta a molteplici interpretazioni (alcune delle quali sono emerse già nelle interviste presentate nl servizio del TG 5). Il Governatore Renata Polverini vieta l’accesso a Facebook dopo aver scoperto che il 70% dei dipendenti sta regolarmente su questo social network durante l’orario di lavoro.

Non voglio riprendere qui le possibili interpretazioni sul caso; sono troppe e di certo quasi tutte contengono un fondo di verità. Riprendo invece due spunti del post di Holtz:

  1. la formazione e l’educazione sono l’unica soluzione possibile
  2. i social media sono un’opportunità per entrare in relazione con le community di riferimento.

Che si tratti di amministrazione pubblica oppure di organizzazioni private, i temi sono esattamente gli stessi: è possibile educare? dove stanno le opportunità dei social media?

La differenza di atteggiamento nei confronti dei social media è ben spiegata dalla frase già citata di Holtz: o sono una fortezza da difendere, o sono invece un campo di manovra.

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