Your Web Therapy - Curiosità. Passione. Divertimento. - Con questi ingredienti lavoriamo su Organizzazione, Contenuti e Tecnologie. RSS
0
Internet e innovazione: lo stato delle Piccole Imprese italiane

Dopo la sfacchinata per organizzare il Foursquare Day di Bologna e gestire il post evento, finalmente trovo il tempo di scrivere questo articolo.

Il 12 aprile sono andata a Milano per il Customer Forum 2012 promosso da AISM, una giornata di studi dal titolo “Multichannel Commerce e nuovi media. Come interagire con il cliente e sviluppare il business“.

Tra gli interventi, mi ha molto colpito “web marketing e mobile marketing: dati, opportunità e rischi” di Enrico Finzi, sociologo e presidente di Astra Ricerche, che ha dato un’immagine della situazione italiana un po’… sconfortante. Riporto, in bella forma, gli appunti che ho preso, perché ritengo sia utile conoscere e confrontarsi con quanto Finzi ci ha esposto.

I dati che ci ha illustrato sono il frutto di un’indagine condotta su un gran numero di Piccole Imprese italiane. In Italia, il 92% del tessuto economico è costituito da piccole o piccolissime imprese; per questo, se si rappresentano le medie e/o le grandi tramite studi e analisi, di fatto non si rappresenta la realtà italiana.

Internet, innovazione e mobile in Italia

Qualche evidenza:

  1. sul tema internet e innovazione, gli italiani sono veloci mentre le imprese sono lente. Late in the start è una delle caratteristiche dell’Italia – ma anche la grande flessibilità, seppure sia più legata alle persone che alle organizzazioni
  2. The italian way to internet nom è stato il computer, ma il mobile. Gli italiani hanno avuto una resistenza piuttosto rilevante a traslocare dalla stampa al web, mentre da subito siamo diventati il popolo leader nell’utilizzo del mobile. Questo ha a che fare con la vocazione al chiacchierare del nostro paese. La nostra vocazione alla relazionalità, che viene dalla piazza, si è buttata sui cellulari, grazie ai quali abbiamo recuperato larga parte del divario che ci divide dagli altri paesi.

Dati sull’uso del web da parte delle piccole imprese

Le imprese italiane sono in grave ritardo: basti pensare che, in quanto a presenza aziendale su Linkedin, l’Italia è a un terzo rispetto alla media europea. C’è ancora una forte resistenza ad aggiungere il web agli altri strumenti di comunicazione.

Sembrerebbe che internet abbia raggiunto, per le nostre imprese, un discreto livello di maturità: il 90% delle imprese intervistate dichiara infatti di avere il sito. Spesso però (73% dei casi) si tratta solo del sito-vetrina.

Il 60% dichiara di essere presente su Facebook, e il 38% su Twitter. La positività di questi dati, però, va stemperata con l’informazione che, nella maggior parte dei casi, non è l’azienda che ha una propria presenza sui social, ma sono gli addetti che usano Facebook a livello personale: da qui deriva la risposta “Sì, siamo presenti su Facebook”.

Molte aziende dichiarano di essere su internet perché c’è qualche “smanettone” tra le loro persone che ci va. Tra l’altro, come è risaputo, la tendenza italiana è non di favorire, ma di normare l’accesso a internet, in modo da diminuirlo o addirittura eliminarlo.

Un altro elemento molto diffuso: la funzione internet spesso viene delegata ai figli degli imprenditori, così giocano in azienda anziché a casa e vengono pagati poco o niente.

Budget destinato ad attività Digital e Social

Rispetto al budget totale destinato al Marketing, il 10% delle imprese interrogate ha dichiarato di non destinare alcun budget per le attività legate al digital e al social. Il 55%, meno del 10%; il 10% investe più del 20%. La percentuale cresce quanto più l’impresa è piccola.

Un altro dato allarmante è che, quando si propone un’attività digital, solo nel 13% dei casi c’è una committenza dall’alto, dal vertice aziendale – ovviamente si sta parlando di Piccole Imprese; questo, infatti, è meno vero per le imprese medio-grandi e export oriented.

Nel 47% dei casi, è il vertice a decidere se realizzare o meno un’attività digital o social. Ma ecco una debolezza tutta italiana: nel 39% decide il settore del Marketing. Se però il Marketing propone e decide, internet non diventa un modo di fare impresa, ma solo uno strumento di comunicazione. Ma il web è uno strumento di ridisegno complessivo: purtroppo il vertice non ne ha ancora consapevolezza.

Il 57% delle imprese fa tutto internamente, o quasi tutto. In presenza di un deficit culturale grave, manca l’effetto di acculturazione che i consulenti esterni hanno verso le aziende. Il vantaggio dei consulenti è che tendono a trasferire esperienze di successo già realizzate, o in altri paesi o in altri settori (come ha affermato Finzi: l’innovazione è raramente invenzione, di solito è copiatura).

Il ricorso a società o a singoli consulenti sarebbe di grande aiuto, in questa fase di sottosviluppo relativo.

Numero di persone dedicate al Digital e Social

Il 28% delle imprese intervistate dedica, al mondo digital e social, meno di una persona; il 16% una persona. Solo il 24% ha almeno due addetti dedicati al digital; sono cifre quasi da sottosviluppo.

Le funzioni aziendali che normalmente si occupano di digital e social sono: Marketing e pubblicità; Ufficio stampa; commerciali e vendite; IT; anche la Direzione generale. Ciò significa che le risorse dedicate non solo sono poche, ma sono strappate di qua e di là ad altre attività principali.

Alla domanda “Avete una persona dedicata al digital e social? o avete in programma di assumerne una?”, le risposte sono state:

  • 46% “non l’abbiamo e non abbiamo in programma di averne”
  • 17% “in futuro sì, ma non entro 2012”
  • 4% “sì, nel corso del 2012”
  • 8% “ce già, da meno di un anno”
  • il 25% “ce già, con attività organizzata, da più di un anno”.

Quindi il 63% complessivamente non ha una persona dedicata o non ce l’avrà a breve. Gli italiani corrono molto più veloci!!

Da dove nascono tutte queste resistenze?

I motivi sono diversi.

Prima di tutto, internet è incontrollabile. Non esiste un sistema di normazione, controlli e sanzioni in grado di “imbrigliare la bestia”. Le imprese italiane soffrono l’incontrollabilità di internet, dove tutti possono esprimere opinioni; le imprese italiane sono solide, amano il visibile e il misurabile, mentre ciò che è “liquido”, come il web, è da loro malvisto.

Secondo, internet è è anti-gerarchico. Il principio di gerarchia non si applica bene; internet non ha luogo fisico. Il potere, soprattutto in Europa, ama i luoghi fisici. Internet è agerarchico, e questo all’autoritarismo del piccolo imprenditore italiano è di disturbo.

Alla domanda “Quanto il vertice crede, sostiene, accoglie il mondo Digital e Social?“, il 36% ha risposto poco o niente; il 26% abbastanza; il 25% molto; il 13% moltissimo, completamente.

Neanche i vertici dello Stato aiutano questa rivoluzione. Il governo tecnico Monti non ha ancora fatto nulla sul tema banda larga, mentre altri paesi, pur se indietro quanto o più dell’Italia, si stanno velocemente muovendo verso un forte miglioramento. Come ci ha mostrato Massimo Giordani, intervenuto poco dopo Finzi, la nostra criticità riguarda innanzitutto gli aspetti infrastrutturali. L’Italia è al ventisettesimo posto nella graduatoria degli Stati Europei per le infrastrutture; dietro di sé ha paesi, come la Turchia, che però si stanno sviluppando più velocemente, quindi appare certo che siamo destinati a scendere nella classifica.

Dunque c’è il grande problema di un mancato impegno pubblico; non si possono scaricare tutte le responsabilità di questo desolante quadro sulle imprese italiane. Il contesto in cui esse si trovano ad operare non aiuta. E ogni mese che passa, la situazione si aggrava.

Le sintetiche conclusioni di Finzi sono state: immense opportunità, ma gigantesco deficit.

Share on Pinterest
Invia a un amico










Inviare

#hobisognodiuncorso!

Corsi di formazione sui Social Network.

Scrivi un commento

Iscriviti alla Newsletter Mimulus!

E' il modo più efficace e veloce di ricevere i nostri ultimi articoli, direttamente nella tua casella di posta elettronica!
OK, mi iscrivo subito! :)