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Enterprise 2.0: il #domosocial experiment

Enterprise 2.0 – secondo Andrew Mc Afee, docente alla Harvard Business School, è l’uso in modalità emergente di piattaforme di social software all’interno delle aziende o tra le aziende ed i propri partner e clienti.

Come sappiamo, usare una piattaforma 2.0 è abbastanza semplice, meno facile è ottenere che le persone la usino con efficacia e molto più complesso è provocare un cambiamento nei comportamenti e nella cultura aziendale. La formazione ha lo scopo di far percepire la novità che il web 2.0 rappresenta nella gestione dei processi interni e con i partner e clienti.

In DOMO hanno pensato di fare formazione in un modo diverso, sfidante.

Il termine Enterprise 2.0 fece la sua comparsa per la prima volta nel famoso scritto “Enterprise 2.0: The Dawn of Emergent Collaboration“, pubblicato nel 2006 sul MIT Sloan Management Review. Da allora è un susseguirsi crescente di articoli, convegni e agenzie che offrono servizi applicativi, di consulenza e formazione.

A un livello superficiale la consulenza sull’E 2.0 è molto semplice: che ci vuole ad aprire un blog interno all’azienda, oppure a portare l’azienda su Twitter o ad usare qualche servizio on the cloud per la gestione del servizio clienti?

A un livello più profondo invece, è un tipo di consulenza molto complesso perché si ha a che fare con il cambiamento dei comportamenti delle persone e il cambiamento dei processi interni. Il primo, più che il secondo, richiede molta attenzione, pazienza e determinazione: si ha a che fare con persone e pertanto il cambiamento può essere solo stimolato e sostenuto giorno per giorno, mai imposto.

Affrontare il cambiamento culturale significa far entrare le persone nel “mondo del web 2.0”, far scoprire loro un mondo di opportunità, un mondo fatto di informazioni, relazioni, applicazioni, idee, con l’obiettivo di far rifluire queste opportunità nel lavoro quotidiano e stimolare nuove idee a beneficio dell’impresa per cui lavorano.

DOMO è una software house nello Utah che offre SaaS di livello enterprise. John James, il CEO, ha scritto sul blog aziendale:

The program is designed to get everyone here engaged with and learning from consumer and social technologies. The goal is to help us develop a better product, understand the viral nature of web offerings more effectively, assist in getting the Domo brand out there, enable better customer conversations and see what impact it all has on our business.

Il processo avviato da DOMO è:

  1. otto settimane
  2. venti compiti da eseguire su social network e servizi consumer
  3. riconoscimenti per i progressi ottenuti da ciascun dipendente (badge che testimoniano i progressi raggiunti e premi in danaro per i più meritevoli)
  4. pubblicazione costante dei risultati complessivi raggiunti dalla società
  5. ulteriore premio al raggiungimento di una soglia definita.

A tutti i dipendenti è stato chiesto (in realtà “imposto” pena la perdita del lavoro) di partecipare a questo programma formativo. Forse l’out-out è un po’ forte, d’altronde tante sono le regole interne che devono essere rispettate in un’azienda e spesso i programmi formativi non sono UNA “libera scelta” delle persone…

Ma a parte questo particolare, il tipo di iniziativa è davvero interessante: se spieghi una cosa, le persone ascoltano, se fai toccare con mano, capiscono.

L’avanzamento del progetto è visibile a questo indirizzo http://www.domo.com/what-we-do/social-status.

Un problema comune di tantissime aziende, grandi e piccole, è l’avere la stragrande maggioranza dei dipendenti molto esperti nei “vecchi” media quali la radio, la tv e i giornali, perché sono cresciuti con essi, ma del tutto “ignoranti” dei nuovi media, soprattutto perché sono percepiti spesso come “giochi per i giovani”.

Siamo nel 2012: se vogliamo avere in azienda persone al passo con i tempi, dobbiamo prendere l’iniziativa e non appena aspettare che i social media diventino parte integrante del loro modo di pensare a se stessi e al loro lavoro.

Non possiamo aspettare che i qundicenni di oggi entrino nel mercato del lavoro!

Foto di Patrick Mayon

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