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SketchCamp: da Sketchnote a Storytelling

Sabato 18 aprile ho partecipato allo SketchCamp 1.0 organizzato da Luigi, Sara e Monica, Pierpaolo e Mauro presso ZonaZago, l’atelier di Luca Guenzi a Bologna.

Quando il mio amico Francesco Pallanti (aka Palla) mi invitò in marzo, feci tre considerazioni: è a Bologna, di sabato, è “roba” nuova. Conclusioni: si può fare, pensai! 😉

Oggi sono molto soddisfatto per aver deciso di partecipare perché mi si è aperto un mondo di persone, di tecniche e di opportunità: come uno squarcio che ti mostra cosa c’è dietro al “già noto”. Ecco cosa ho trovato attraverso quello squarcio.

L’evento

Il contesto potrebbe essere descritto così:

  • organizzazione in stile Barcamp con tre corner e quattro slot di interventi ciascuno
  • location in una specie di Bologna Undergound che non conoscevo e in uno stile che non frequento abitualmente
  • cartello all’ingresso “Chiunque venga è la persona giusta
  • persone sconosciute e provenienti da mondi distanti da quello in cui mi trovo di solito.

Quindi parto con curiosità, senza sapere bene cosa attendermi, e dopo l’introduzione di Luigi sui princìpi della giornata,

SketchCamp Principi - Mimulus

mi muovo verso il primo workshop.

Cos’è lo SketchNote

Sono arrivato con questa domanda e ho capito che è una tecnica comunicativa che unisce disegno e testo; non mi arrischio nella descrizione ma approfitto di Sketchnotes.it:

Lo Sketchnote è un ‘artefatto che funziona’ indipendentemente dal suo aspetto estetico. Specialmente all’inizio la ricerca della bellezza in uno sketchnote può essere estremamente fuorviante e falsare il risultato finale.

Mike è colui che ha coniato il termine ed è considerato il padre del moderno Sketchnote. Nel 2006, frustrato dall’inefficacia e tediosità delle note redatte con la tecnica consueta, decide di provare un’altra strada. Abbandona i grandi quaderni e la matita per adottare piccoli notebook (taccuini) tascabili e markers (penne a gel o pennarellini a punta fine).

Nasce così una tecnica dove si affiancano elementi grafici significativi quali disegni, schizzi, icone ed altro (Sketch), alle note testuali tradizionali (Note).”

Sketchnote is about Ideas, not Art

(dal libro The Sketchnote Handbook di Mike Rhode). 

Mauro Toselli

Ho trovato conferma del fatto che si può disegnare per indagare problemi e trovare soluzioni e ho scoperto un metodo per farlo in maniera efficace. Sono tante le situazioni in cui ci fissiamo a osservare un problema senza vederne una soluzione: la tecnica proposta da Mauro è di rappresentare visivamente il problema disegnando le piccole storie che lo descrivono.

SketchCamp Mauro Toselli - Mimulus

Prendendo ad esempio le problematiche spicciole legate all’ombrello (piove quando esci di casa senza, se siete in due qualcuno si bagna…), il percorso proposto da Mauro si svolge in quattro rappresentazioni:

  1. Picture of the Problem
  2. Where I’m Stuck
  3. The Map
  4. New Fields

per poi arrivare, sintetizzando, a cercare contraddizioni, disegnare la soluzione ideale e verificare la fattibilità.

Per ora il mio problema con l’ombrello è riuscire disegnarlo! 🙂

Proverò a seguire i suggerimenti di Mauro per applicare queste tecniche nelle questioni organizzative quotidiane.

SketchCamp Ombrello - Mimulus

Pierpaolo Miller

Con Pierpaolo ho ripreso in mano i colori e sulle note di Renato Cantini ho trasferito le sensazioni su un foglio di carta bianca. Come si vede, dire che ho ripreso in mano i colori è un’espressione forte: c’è giusto qualche punto rosso qua e là…

SketchCamp note - Mimulus

Cosa trattengo da questo workshop? Due cose: la prima è che si può disegnare a qualunque età e la seconda è che devo comprare dei colori perché sono troppo abituato al solo nero mentre occorre pensare in multidimensione.

Sul secondo esercizio proposto da Pierpaolo ho usato solo il bianco, così per rinnovare lo stile!

Luigi Mengato

Il lavoro proposto da Luigi era, in sostanza, rappresentare un oggetto con il minor numero possibile di tratti elementari conservandone la fisionomia.

I tratti elementari sono curve, righe e punti: codificare oggetti, contesti, sentimenti in questo modo coincide con il crearsi un proprio set di icone.

La prima mezz’ora abbondante è andata nell’esercitarsi con una normale tazzina da caffè. Queste sono le mie due migliori, ottenute seguendo l’indicazione di Luigi di snellire e velocizzare il tratto:
SketchCamp tazzina - Mimulus

Tralascio le tazzine con le ombre… mentre sono molto orgoglioso del cavallo ottenuto “sotto dettatura”.

SketchCamp cavallo - Mimulus

Ora ho capito che non è importante saper disegnare bene per poter rappresentare oggetti e contesti: il saper disegnare serve se devi fare arte, ma non è il mio caso. L’unico impegno da prendere, è iniziare e insistere fino a quando non hai trovato il tuo tratto.

Federica Tabone

Ultimo workshop di una giornata troppo corta: Storytelling e Storyboard.

Si fa presto a dire che bisogna “raccontare storie”, ma come? Da dove si inizia? E poi, c’è sempre il foglio bianco davanti al quale spariscono le idee…

C’è da dire che, grazie agli esercizi fatti con Pierpaolo e con Luigi, il foglio bianco non rappresenta più un ostacolo; però da questo a raccontare una storia, ce ne passa!

Beh, seguendo i consigli di Federica, ecco cosa è saltato fuori:

SketchCamp Storyboard - Mimulus

Si capisce, anche se c’è un errore di sequenza? Comunque, grazie a Federica si è aperta un’ipotesi su cui lavorare e sperimentare che potrebbe portare ad esiti molto interessanti in un prossimo futuro.

Conclusioni

Giornata unica, tutta all’insegna dello Storytelling: nuove idee, nuove conoscenze, nuovi punti di fuga. La rappresentazione visiva quando è abbinata a piccole porzioni di testo ha un’enorme potenza comunicativa.

Guarda qui lo Storify di Pierpaolo.

Che altro dire, ora attendo il Digital Friday tenuto da Valentina Falcinelli su Storytelling con testi e immagini e magari mi presento con una bella scatola di colori! 😉

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