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Addio ai 140 caratteri di Twitter?

Presto daremo l’addio ai 140 caratteri di Twitter? Non è fantascienza, se è vero quello che CNET scrive in un articolo del 5 gennaio Twitter may soon let you write 2,000-word tweets, molto chiaro fin dal titolo.

Da tempo Twitter è in difficoltà; circolano voci di una fine molto vicina da dopo l’ingresso in borsa il 7 novembre 2013, con alti e bassi. Però si sa, più si parla di “prossima fine” e più questa si allontana nel tempo, fino a quando il diretto interessato decide di suicidarsi da solo.

E’ accaduto a Foursquare, accadrà a Twitter?

Se ricordi, la fine (dal mio punto di vista) di Foursquare si è concretizzata non perché se ne parlava da tempo, non per la concorrenza di altre app, non per un’acquisizione e neanche per la mancanza di investitori solidi: è arrivata perché Foursquare un bel giorno ha deciso di cambiare natura.

Sono iscritto a Twitter da metà del 2007, quando veniva classificato tra i servizi di microsharing microblogging, il più importante tra questi.

Per sei, sette anni è stata la mia fonte informativa e di apprendimento più importante. Quando in Italia ancora non c’era l’enorme produzione di contenuti, di qualità, che c’è oggi, passavo ore a scorrere il feed di Twitter per scoprire contenuti, persone e idee.

Ora uso Twitter a fasi alterne, dipende dal tempo che ho, ma è di gran lunga l’ambiente che preferisco: adoro la sintesi imposta dai 140 caratteri! Twitto se ho qualcosa da comunicare, come questo post, e se ne ho il tempo, altrimenti mi limito a leggere e rilanciare i tweet di altri.

In questi anni Twitter è rimasto sempre fedele a se stesso: 140 caratteri, hashtag, modello asimmetrico.

Ha cambiato interfaccia varie volte, anche seguendo i trend del momento come è stato per l’immagine di copertina; ha fatto esperimenti poi ritirati come fu per l’invio di messaggi diretti a non-follower.

Ha acquisito Vine nel gennaio del 2013 e ora ingloba Periscope nei tweet.

Ha giocato un ruolo importante in molte circostanze critiche in tutto il mondo, il terremoto nelle Hawaii (2010), la Primavera Araba (2011), l’alluvione nelle Filippine (2012)

Ha creato un ecosistema di applicazioni terze, unico nel suo genere e nella sua ampiezza. Qui una parte della sua storia.

Combatte ogni giorno la sua guerra con Facebook e per fortuna non ha mai davvero cercato di esserne una brutta copia. E’ sempre rimasto un veicolo per condividere informazioni su cui generare interazione con altri account.

Nel frattempo è stato nominato vincitore nella categoria Best Social Impact al 8th Annual Crunchies Awards dello scorso 5 febbraio 2015 ed è candidato nella stessa categoria al Mobile World Congress del prossimo 22 febbraio 2016.

Non sembra essere in fin di vita, ma potrebbe essere in procinto di fare una mossa molto rischiosa.

Come ho detto, adoro la sintesi dei 140 caratteri: idea, scrittura, link, hashtag… e poi taglia, riformula, abbrevia, inverti la sequenza delle parole per togliere un articolo e risparmiare due caratteri. Una congiunzione, una semplice “e” fa la differenza tra un tweet inviato e un tweet in bozza.

Per scrivere testi più lunghi ho altre opzioni: questo blog, Medium, Pulse di Linkedin, le note su Facebook, Google+,… e se Twitter dovesse davvero rompere la gabbia dei 140 caratteri mi verrebbe a mancare qualcosa e qualcun altro potrebbe tentare di occupare lo spazio lasciato vuoto.

I 140 caratteri sono la natura stessa di Twitter e cambiare natura può significare suicidarsi (Foursquare docet).

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