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Video, da Youtube a Snapchat

C’era una volta Youtube. Era il 2005 quando Chad Hurley, Jawed Karim e Steve Chen lanciarono la piattaforma di video sharing più famosa al mondo. Dopo 11 anni non è più solo, anzi: Facebook si è mangiata una buona fetta di mercato e ora arriva Amazon con la sua offerta Video Direct.

Ma soprattutto, il video nel frattempo è diventato mobile. Ecco le principali piattaforme disponibili.

Una volta il video marketing era basato su un processo ripartito in tre fasi ben distinte: ripresa, post-produzione, distribuzione. I nostri video Mimulus erano realizzati da una persona, bravissima, con le competenze tecniche e i giusti strumenti, che passava ore a tagliare spezzoni tratti da qualche ora di materiale girato con una video camera, per i tempi, di buona qualità. I frammenti, rimontati ad arte, formavano una bella storia video da pubblicare su Youtube e Vimeo e da condividere con i mezzi disponibili al momento.

Oggi le fasi si confondono, i tempi dalla ripresa alla distribuzione si riducono; anzi, con le soluzioni live, ripresa e distribuzione coincidono e l’editing, se c’è, è in-app.

La potenza crescente dei dispositivi e la diffusione di app che rompono gli schemi, senza ricostruirne di nuovi, ha reso il video marketing alla portata di tutti, purché si abbia una buona storia da raccontare e uno stile fresco e accattivante, unico.

Tutto questo senza nulla togliere ovviamente alla produzione di video di alta qualità, pensati per la distribuzione anche online e sui social network, per i grandi Brand e non solo.

Il punto è che oggi abbiamo di fronte molteplici strumenti e ambienti nei quali comunicare con i video.

Youtube

Youtube è ancora oggi sinonimo di video sharing; quando dico “oggi ho pubblicato un video online”, la domanda immediata che ricevo dagli amici è “su Youtube? mandami il link che me lo vado a vedere.” A dir il vero, stanno iniziando ora a chiedermi “Su Facebook?”.

Hai già visto il primo video di Youtube? Quello che si vede è Karim, e il video non è un granché, però ha fatto la storia.

Acquisito da Google nel 2006, attraversata senza “scossoni” la fase Hangout, ora mantiene la sua posizione di piattaforma di video sharing di riferimento per la distribuzione di contenuti video, affiancata dal suo concorrente Vimeo, più affermato sui contenuti video professionali.

Il collegamento con i Google Hangouts, lanciati nel 2013, avrebbe potuto giovare a entrambi. La scommessa era che la possibilità di trasmettere gli Hangout di Google in diretta su Youtube avrebbe affermato Google sulle dirette video. D’altra parte la possibilità di avviare Hangout anche da Youtube avrebbe avvicinato gli Youtubers al mondo Hangout, abbastanza ostico già nel nome.

Così non è stato: di Hangout non se ne sente più parlare, Facebook ha proseguito il suo cammino nel segmento video e non ha alcuna intenzione di fermarsi. 

Tra le prossime novità di Youtube ci sono: Youtube Connect, l’app per le dirette video, Youtube Red, il servizio a pagamento che permetterà di guardare video senza interruzioni pubblicitarie, Youtube Unplugged, la risposta Google a Netflix.

Resta comunque difficile da capire come Youtube abbia potuto perdere il treno della diretta video, su cui sono saliti prima Meerkat e Periscope, poi Facebook!

Facebook

Come detto, oggi è il principale archivio mondiale di contenuti video per ore di trasmissione caricate; in termini di ore visualizzate è stato superato di recente da Snapchat. 

Da tempo ha puntato l’attenzione su questo tipo di contenuto e ci sta lavorando con molta dedizione, prima assicurando maggiore visibilità ai video nell’home rispetto ad altri contenuti, poi rilasciando i video a 360° e la funzione di Video Live a tutti, profili e pagine, e pochi giorni fa rilasciando la mappa dei live a livello mondiale.

Forse proprio la concorrenza di Snapchat ha portato un’accelerazione nel rilascio della Live per tutti.

La diretta può essere trasmessa solo da smartphone o tablet e riprodotta, con un ritardo di pochi secondi sul proprio profilo personale, su un pagina aziendale, in un gruppo, sulla pagina di un evento e sulla bacheca di un amico.

Al termine della ripresa, il video può essere salvato nel rullino dello smartphone e, su desktop, editato per aggiungere un titolo, i tag, una call to action finale e l’immagine di copertina del video (oltre ad altre caratteristiche avanzate).

Punto di forza dei video live: la ripresa, la distribuzione e l’interazione con chi segue la diretta avvengono in unico ambiente, lo stesso usato ogni giorno da milioni di persone. Punto di debolezza: il contenitore è costruito attorno allo stream, non è fatto, oggi, per ospitare un “canale di racconto video” stabile.

Periscope

Twitter consente da molto tempo di allegare video e di fare la ripresa nel momento in cui si compone il tweet, anziché caricarlo dal rullino. Per coprire la diretta acquistò nel 2015 Periscope, addirittura prima del lancio.

All’inizio raccolse molti consensi e in tanti VIP, da RedRonnie a Jovanotti per citare quelli che seguivo con interesse, si lanciarono nelle sperimentazioni.

Ha tutto il bello della diretta, il rapporto immediato con i follower che possono lanciare cuoricini facendo tap sullo schermo oppure commentare o porre domande. All’avvio della diretta è possibile decidere se trasmettere live su Twitter oppure se rimanere nel mondo Periscope; nel primo caso viene pubblicato un tweet con il titolo del video (che può comprendere hashtag e citazioni di altri account, come un normale tweet) e il video in modalità embed.

La mappa dei video in diretta, tra i following oppure in tutto il mondo, è una caratteristica presente fin dal lancio dell’app.

Da gennaio di quest’anno, le live sono visibili direttamente nello stream Twitter, invece che cliccando su un link, e da poco ha introdotto la possibilità di salvare per sempre la diretta aggiungendo nel testo del tweet l’hashtag #save.

Secondo le ultime notizie (alla data di questo post), sembra che Twitter stia testando l’introduzione di un pulsante per lanciare le dirette Periscope direttamente dall’app Twitter (ti ricorda Facebook, vero?).

Punto di forza di Periscope: unisce la diretta all’interazione leggera dei cuoricini, ideale in certi contesti, e l’uso è immediato. Punto di debolezza: non ha sfondato al momento giusto, non ha aiutato Twitter a posizionarsi (colpa di Twitter) e ora le mosse per recuperare terreno sembrano un po’ lente.

Vine e Instagram

Uscendo un attimo dal contesto delle dirette, ci sono altre soluzioni per il video marketing, ad esempio Vine e Instagram.

Vine, acquisito da Twitter poco dopo il lancio, ha rivoluzionato il settore con la ripresa comandata dal touch dello schermo, la riproduzione in loop e la durata limitata a sei secondi. Molto essenziale la parte di editing.

Instagram, al tempo già di proprietà di Facebook, si è trovato a dover rincorrere e ha introdotto le esatte funzioni di Vine allungando la durata del video a 15 secondi. Ora la durata di un video è di 60 secondi e si possono importare più clip dal rullino. Bella, nello stile che conosciamo, la parte di editing.

Nessuno dei due, al momento, dispone della modalità live, né interna all’app, né inserita nel contesto di fruizione desktop di Twitter e Facebook, rispettivamente. Né quasi di certo l’avranno.

Vine: punto di forza: è ancora unico, sempre divertente e capace di stimolare la creatività a mille. Punto di debolezza: se cerchi grandi numeri, non sono qui, e se cerchi un trend da cavalcare, questo non è più Vine.

Instagram: punto di forza: non ha concorrenti e inserirsi in questo spazio con video di qualità è una grande opportunità. Punto di debolezza: l’abbiamo classificato sotto la parola chiave “foto” e non “video”, fare video di buona qualità non è come fare foto di buona qualità.

Snapchat, la frontiera

Frontiera almeno per noi, in Italia. Negli Stati Uniti già spopola soprattutto nella fascia d’età dei giovanissimi, 13-18 anni e in quella successiva: il 50% degli utenti ha meno di 30 anni.

Snapchat, 10 miliardi di video visualizzati ogni giorno; la durata massima di uno snap video è di 10 secondi: un rapido conto porta a 28 milioni di ore al giorno passate a guardare snap video.

Non è, in senso stretto, né una piattaforma di video sharing, né ha una funzione di live streaming. Il video è uno dei possibili contenuti pubblicabili in chat o nella storia personale: riprendi, 10 secondi, applichi testo, stickers e disegni a mano, pubblichi.

Snapchat è comunicazione allo stato primordiale, informale, è la rappresentazione della vita quotidiana come essa è, a riflettori spenti.

I numeri stanno crescendo in maniera vertiginosa e presto dovrà adottare le logiche di gestione e di remunerazione già viste in altri ambienti, quindi il tempo della libertà assoluta potrebbe durare ancora per poco.

Punto di forza: è un trend del momento, rompe gli schemi della comunicazione video tradizionale e per questo stimola a generare nuove idee. Punto di debolezza: da un punto di vista di adottabilità da parte di un ufficio marketing, è un ambiente chiuso e non dà spazio a ragionamenti di reach, roi, insights.

Conclusioni

Video. Video. Video.

Secondo un report di Cisco, nel 2019 l’80% della comunicazione online sarà su contenuti video. È fuori di dubbio che occorra muoversi, le opportunità ci sono e vari canali possono essere mixati per obiettivi e pubblici differenti, senza dimenticare di sperimentare sempre.

PS: Altra piattaforma da osservare? Blab.im

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