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Contenuti di Qualità? Ecco, cosa dice Google ai Search Quality Evaluator

Il mantra dell’era Web 2.0 è Content is King, Contenuti di Qualità, rispondere alle esigenze e andare incontro ai bisogni degli utenti. Giusto, anzi giustissimo!

Ma cosa dicono le linee guida del Search Quality Rating Program, pubblicato da Google nel marzo 2016? Con questo post, vorrei fare un quadro della situazione. Per chi volesse leggere l’intera guida – composta da 146 pagine in lingua inglese, può scaricarla dal seguente link Search Quality Rating Program.

Premetto che il documento si rivolge a chi svolge come mestiere quello di valutare i contenuti dei siti; ad ogni modo, sapere come Google valuta un sito, ci aiuta a tracciare meglio la nostra linea editoriale.

Identificare i Contenuti e gli Obiettivi

Google, il motore di ricerca per antonomasia, valuta come obiettivo primario, nonché fondante, quello di dare agli utenti risultati utili in linea con quanto richiesto.

Mi spiego meglio: ogni pagina, o sito web, dovrebbe rispondere ad un bisogno fattuale dell’utente. Se l’obiettivo della pagina non coincide con il bisogno dell’utente, per Google non si tratta di una pagina qualitativamente rispondente a quel determinato utente.

Va da sé che tutte le pagine sono diverse e in modo altrettanto differente hanno obiettivi e rispondono ad esigenze particolari. Google differenzia i contenuti principali in base agli obiettivi:

  • contenuti di pagina informativi rispetto a un topic
  • contenuti personali di informazione e/o di opinione
  • contenuti di intrattenimento
  • vendita di prodotti e/o servizi.

Inoltre, Google stabilisce la formattazione di un sito internet in funzione dell’importanza del contenuto. Quindi, abbiamo tre classificazioni di contenuto:

  1. Main Content – ovvero il contenuto principale
  2. Supplementary Content – ovvero il contenuto aggiuntivo
  3. Advertisements – ovvero il contenuto pubblicitario (banner).

Brevemente il Main Content è la porzione di testo che dovrebbe soddisfare l’obiettivo del sito, in virtù del bisogno della nostra nicchia.

Il Supplementary Content contribuisce all’usabilità del sito internet, fornendo le informazioni di carattere generico.

L’Advertisement non è altro che la pubblicità all’interno del nostro sito, presente con lo scopo di monetizzare. L’Advertising, in un sito, non va demonizzato a priori; infatti, come sottolinea Google, se è utile, funzionale e non intrusivo, può soddisfare bisogni latenti del lettore.

In altre parole, Google risponde a tutte le nostre domande, anche quelle più “stupide”…

google_search_quality

Fonte Immagine (http://bit.ly/2gZ0MuL)

Non solo Contenuti di Qualità!

A fare la qualità di un sito non sono solamente i contenuti. Per essere affidabili, Google esige da parte di un sito la massima trasparenza.

Pertanto, ogni sito deve essere chiaro sull’azienda e la sua storia, e soprattutto sul Servizio Clienti – qualora ce ne fosse uno.

In ultima istanza, ciò che dà la qualità a un sito internet è la reputazione online – e offline, se è un sito multicanale – cosa i consumatori dicono di noi o cosa i quotidiani fanno sapere sul nostro operato. Insomma, l’autocelebrazione va evitata!

ETA – Non ho l’età per amarti, Google

L’ETA per Google è la combinazione di tre parametri:

  1. Expertise
  2. Authoritativeness
  3. Trustworthiness.

che tradotto vuol dire Esperienza, Autorevolezza e Attendibilità. Un sito internet di qualità deve rispettare i requisiti ETA.

Per esperienza si intende qual è il nostro grado di competenza su una materia X: verticalizzare è il monito di Google e l’unica possibile soluzione nel web ad oggi. Nicchia, nicchia, nicchia.

L’autorevolezza è data da chi scrive e dai rifermenti – link – che apporta al suo contenuto. Se è vero che l’autore è esperto, è altrettanto vero che non lo è solo lui.

Infine, siamo visibili e affidabili? Se la risposta è affermativa, lo sarà anche per Google e, soprattutto, per i nostri utenti.

In sostanza, se una pagina è ETA e ha una giusta proporzione tra MC, SC e ADV, è a tutti gli effetti una pagina di buona qualità per Google. Se poi ci aggiungiamo del contenuto in linea con le esigenze dell’utente, la nostra pagina diventa una High Quality Page.

Un Sito senza Qualità

Allo stesso modo, Google ci indica cosa non fare per non incorrere nelle famose penalizzazioni.

Google definisce quelle pagine di internet di bassa qualità con il nome di Low Quality Page. Cosa si intende? 

  • Manca di affidabilità perché l’autore o gli autori non sono chiaramente identificabili.
  • La qualità del Main Content è scadente.
  • Non è chiaro l’obiettivo della pagina.
  • Il sito ha una cattiva reputazione online.
  • I banner pubblicitari sono il Main Content.

Ricapitolando: un sito di scarsa qualità non rispetta i crismi dell’ETA.

Il mito delle Keyword! Ecco uno di quei miti greci difficili da dissipare: c’è chi è sostiene che bisogna inserire tante volte la keyword; c’è chi, invece, reputa che non serve e anzi risulterebbe controproducente. Google ci dice:

Pages may be created to lure search engines and users by repeating keywords over and over again, sometimes in unnatural and unhelpful ways. Such pages are created using words likely to be contained in queries issued by users. Keywords stuffing can range from mildy annoying to users, to complete gibberish

che tradotto, in breve, significa: la pratica di Keyword stuffing è interpretata come azione volta ad attirare con l’inganno.

Di conseguenza, la buona pratica impone un uso moderato della keyword con le sue rispettive parole correlate. In fin dei conti, la lingua italiana è ricca e offre un ventaglio di lessico che sarebbe un peccato non approfittarne!

E i Dispositivi Mobili?

Discorso a parte va fatto per gli Smartphone e Tablet. Per produrre contenuti di qualità per i dispositivi mobili, è bene fare attenzione all’usabilità del sito – se esiste una mobile version, ancora meglio!

Ma ciò che differisce sensibilmente dalle ricerche fatte da Desktop, è il carattere di geolocalizzazione della query eseguita da mobile. Detto in altre parole, le ricerche effettuate con lo Smartphone sono spesso in relazione con il luogo in cui ci troviamo e con quello che vorremmo fare nel lasso di tempo successivo, in un’area raggiungibile.

Molti ormai la chiamano Local Seo o Proximity Marketing. Che sia l’una o l’altra definizione, dobbiamo offrire un servizio/contenuto geolocalizzabile.

search quality rate ricerca localeFonte Immagine Linee guida di Google

Check list conclusiva

I tuoi contenuti sono di qualità? La prima cosa da fare è una Check List che ti guiderà – con la possibilità di modificarla in base ai risultati intermedi:

  • identifica il Main Content, il Supplementary Content e i Banner pubblicitari 
  • rispetta l’acronimo ETA – competenza, autorevolezza e affidabilità
  • predisponi una versione per i dispositivi mobili 
  • inserisci contenuti per le ricerche geolocalizzate (dipende dalla tipologia di sito)
  • scrivi i contenuti con naturalezza
  • divertiti! Altrimenti diventa un lavoro noioso…

Grazie della lettura e alla prossima!

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