Your Web Therapy - Curiosità. Passione. Divertimento. - Con questi ingredienti lavoriamo su Organizzazione, Contenuti e Tecnologie. RSS
0
Avverbi, istruzioni per l’uso.

Concludo oggi questa mia serie di post dedicati alla scrittura, parlandoti di un elemento che non può mancare nella cassetta degli attrezzi di un writer: gli avverbi.

Proseguendo lo studio per affinare le mie tecniche di scrittura, ho iniziato a leggere il libro “Le nuove regole della scrittura” di Ann Handley la quale, a proposito di avverbi, consiglia di utilizzare verbi più brillanti al fine di poterli omettere o quantomeno limitarne l’utilizzo. Volendo citare il suo esempio, invece di dire “la produzione è cresciuta rapidamente del 4%”, potremmo optare per “la produzione è balzata al 4%”; la frase è diventata in questo modo più breve, incisiva, e delinea una scena più vivida.

Ce ne sono per tutti i gusti:

  • di modo (o qualificativi) indicano il modo con cui si svolge un fatto espresso da un verbo, un aggettivo o un altro avverbio. I più usati sono bene, male, volentieri, abbastanza.
  • di tempo: indicano la circostanza o il periodo in cui avviene un fatto espresso da un verbo, un aggettivo o un altro avverbio. I più usati sono ora, adesso, ormai, subito, prima, dopo, sempre, spesso, talora, ancora, tuttora, già, mai, presto, tardi, oggi, domani, recentemente, successivamente.
  • di luogo: servono a specificare il luogo di un’azione, la collocazione di una persona o di un oggetto nello spazio e la distanza di una persona o di un oggetto rispetto a chi parla o ascolta. I più usati sono dentro, fuori, sopra, sotto, dietro, davanti, vicino, accanto, lontano, intorno, su, giù.
  • interrogativi: introducono una proposizione. I più comuni sono come, dove, quando, quanto, perchè.
  • quantitativi: indicano una quantità generica in relazione al fatto espresso da un verbo, da un aggettivo o da un altro avverbio. I più usati sono più, meno, molto, poco, abbastanza, appena, piuttosto, troppo, assai, affatto.

e sono ormai parte integrante del nostro linguaggio, tant’è che di recente un gruppo musicale che a me piace molto – i Thegiornalisti – ha addirittura intitolato una canzone con un avverbio: Completamente.

Avverbi al patibolo?

Stephen King, nelle sue 20 regole per scrittori, ci mette tuttavia in guardia dal loro utilizzo affermando: “l‘avverbio non è vostro amico“, e prosegue dicendo:

gli avverbi devono essere un’invenzione dello scrittore timido. Con gli avverbi lo scrittore ci dice che ha paura di non essere abbastanza chiaro, di non trasmettere nel modo migliore il concetto o l’immagine“.

Alla luce di questa affermazione, visto che il signor King ne sa sicuramente più di me in materia di scrittura, la domanda è: Quando usare gli avverbi e quando conviene invece evitarli?

Ad esempio, il “sicuramente” a cui ho appena fatto ricorso, sta bene o – secondo te – non era poi così indispensabile?

Esercizi di scrittura

Un esercizio che ho imparato a fare dopo aver approfondito il tema avverbi, e che ti suggerisco di fare, è quello di rileggere l’articolo prima di pubblicarlo e valutare – laddove ci sia un avverbio –  se ce n’è davvero bisogno per rafforzare un concetto o una descrizione oppure se eliminandolo si cambia il senso della frase (l’avverbio è infatti un modificatore semantico).

Modificatore semantico???

“L’avverbio ha una funzione modificante, prima di tutto del verbo:

  • Lo conosco bene
  • Lo conosco poco

poi degli altri elementi della frase, e infine della frase stessa, può infatti modificare un altro avverbio:

  • È arrivato molto presto
  • È arrivato molto tardi

un aggettivo:

  • È una persona veramente coraggiosa

un nome:

  • Quando è arrivato era quasi sera

un’intera frase:

  • Probabilmente verrò a trovarti domani.”

(da La Grammatica Italiana)

Come spesso ho scritto nei miei post, a causa della scarsa attenzione del lettore rispetto al contenuto propostogli, la scrittura per il web ha la necessità di dover essere breve, e #semplificailtuolinguaggio è ormai il mood del copywriter.
Il consiglio che ho trovato su quasi tutti i post che ho letto, dunque, è quello di evitare avverbi, d eufoniche e gerundi, utili solo ad allungare il testo.

Usali solo se realmente necessari

Nel mirino dei “guru” della scrittura moderna sono finiti, in particolare, tutti gli avverbi con suffisso “-mente” (di cui, a loro dire, si abusa troppo).

Beh, se consideriamo che il bestseller La solitudine dei numeri primi ha vinto il Premio Strega e il Campiello pur contenendo oltre trecento avverbi terminanti con “-mente” – di cui ben quarantaquattro “lentamente” – a quanto pare ci sono le dovute eccezioni anche in caso di avverbi, e non è detto che il loro utilizzo sia deleterio per la qualità dei nostri testi (tra l’altro riporto questa notizia pur non essendo certa della sua veridicità; non riesco proprio ad immaginare chi sia stato così folle da mettersi a contare gli avverbi presenti nel testo 😛 ).

Quindi avverbi si o avverbi no? Il mio personalissimo parere è: indipendentemente dall’utilizzo o meno di avverbi, non è detto che il nostro modo di scrivere venga apprezzato dagli altri, quindi, quando scriviamo, è fondamentale che la nostra sensibilità stabilisca dove ci si possa/voglia concedere un avverbio senza appesantire o imbruttire la nostra narrazione… a te, buona scrittura!

 

Share on Pinterest
Invia a un amico










Inviare

#hobisognodiuncorso!

Corsi di formazione sui Social Network.

Scrivi un commento

Iscriviti alla Newsletter Mimulus!

E' il modo più efficace e veloce di ricevere i nostri ultimi articoli, direttamente nella tua casella di posta elettronica!
OK, mi iscrivo subito! :)